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Ursula osanna Draghi sul PNRR. Occhio alle (solite) fregature dall’Europa

A pensar male si fa peccato… diceva Andreotti

Ursula osanna Draghi sul PNRR. Occhio alle (solite) fregature dall’Europa
presidente Draghi e presidente Von der Leyen

La signora Ursula von der Leyen, tedesca nata 62 anni fa in Belgio, a Ixelles, arriva a Conecittà per osannare Mario Draghi, l’italiano più amato in Europa, quello che a Barcellona è stato accolto addirittura con una standing ovation (con tanto di commossione da libro Cuore del premier).  “Appoggio totale della Ue” e “Italia modello per la ripresa”. Insomma, un via libera senza senza e senza ma di Bruxelles (e di Berlino dopo l’incontro con Angela Merkel, tedesca cresciuta nella Germania ‘sbagliata’ e ben presto rinnegata) non tanto all’Italia e agli italiani, quanto a SuperMario. Ma Draghi non è l’Italia. A parte il fatto che ci devono spiegare perché il PNRR targato Giuseppe Conte non andava bene (forse non piaceva il presidente del Consiglio) e quello dell’ex capo della Bce è un esempio per il Vecchio Continente. Senza dimenticare che il governo Conte I, quello dei ‘pericolosi’ giallo-verdi era un caso in Europa, un problema serio quasi come l’Ungheria di Orban. Ma a Berlino e Bruxelles si sono accorti che i partiti, a parte l’ingresso di Forza Italia, sono sempre gli stessi? O forse se il premier ha lavorato a Francoforte per anni e ha ottimi rapporti con le principali cancellerie tutto va bene, in caso contrario l’Italia finisce sempre dietro la lavagna? Il sospetto c’è, perché le mielose e struggenti parole di Ursula – a pensar male si fa peccato… diceva Andreotti – potrebbero celare una bella fregatura (come spesso è accaduto da questa Ue matrigna). Come? Gli immigrati irregolari resteranno tutti in Italia, non ci sono dubbi, ma soprattutto gli sbandierati soldi del PNRR verranno ripagati con riforme lacrime e sangue, a partire dalle pensioni. Con buona pace della Lega, dei sindacati e di quota 100. Quando una tedesca nata in Belgio che di mestiere fa la presidente della Commissione europea viene a Roma a santificare il nostro premier, loro amico, c’è poco da stare allegri. Anzi, c’è da tenere le antenne dritte. Cara Ursula, gli italiani non sono ingenui…