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Venezia, “eravamo scettici verso il Mose… Spetterà a noi farlo funzionare”

Parla Anna Laura Orrico, sottosegretario ai Beni Culturali (Movimento 5 Stelle)

Venezia, “eravamo scettici verso il Mose… Spetterà a noi farlo funzionare”
Anna Laura Orrico (ape)

Intervista di Affaritaliani.it ad Anna Laura Orrico, sottosegretario ai Beni Culturali, giovane imprenditrice, calabrese, appassionata di start-up e innovazione.

Sottosegretario Orrico, Venezia è stata piegata dalle acque. Il nostro patrimonio culturale è così fragile?
“Sicuramente: l’Italia è bella e fragile. Dobbiamo prenderci cura di lei. La politica, in primis, a tutti i livelli, ma anche i cittadini, assumendo quei comportamenti virtuosi che pongano un freno ai danni dell’uomo. Solo prendendoci cura dell’ambiente, l’ambiente si prenderà cura di noi. E comunque prevenire è sempre meglio e costa meno che curare. Dal 1944 ad oggi, l’Italia ha speso circa 300 miliardi di euro per fronteggiare i danni provocati da terremoti e da eventi franosi ed alluvionali; circa 3,5 miliardi all’anno. Tra il 1944 e il 1990, la media è stata di circa 2,8 miliardi all’anno. Tra il 1991 e il 2009, circa 4,7 miliardi all’anno, mentre dal 2010 al 2012 la media è addirittura cresciuta a 6,8 miliardi all’anno. C’è una spirale negativa che dobbiamo interrompere. La popolazione italiana esposta a rischio idrogeologico e sismico supera i 27 milioni di persone. Questi dati, mi sembra, indichino incontrovertibilmente la strada da seguire. Serve un cambio di paradigma, che punti sulla transizione energetica”.

Sì, ma cosa state facendo in concreto per Venezia?
“Abbiamo subito deliberato lo stato d’emergenza e stanziato i primi 20 milioni per gli interventi indifferibili. Attendiamo le autorità locali per procedere alla liquidazione degli altri danni, per indennizzare cittadini e imprese, per rifinanziare la legge speciale per Venezia. Il Ministro Franceschini è all’opera per effettuare la ricognizione delle risorse necessarie per gli interventi sui beni culturali; a breve ci sarà un incontro con le Soprintendenze e tutte le strutture del MiBACT. Abbiamo attivato i caschi blu della cultura. Attraverso un comitato costituito ad hoc, si prenderanno in considerazione tutte le criticità relative alla fragilità della laguna e si affronteranno altri problemi contingenti come le grandi navi. Il premier Conte ha già dichiarato che il sindaco sarà nominato commissario.
In generale, questo governo ha fra i suoi obiettivi principali proprio quel Green New Deal necessario a virare verso paradigmi sostenibili. Non dimentichiamo che abbiamo stanziato 11 miliardi con il piano ProteggItalia, per la messa in sicurezza del Paese”.

Sottosegretario, ma non crede che la vostra opposizione alle grandi opere e al Mose, alla fine, sia la causa dei vostri problemi politici?
Non siamo contro le grandi opere, ma contro i grandi sprechi. Eravamo scettici verso il Mose perché si trattava di un’opera costosa e vecchia; gli scandali emersi sembrano darci ragione in pieno. Ora che è quasi completata, spetterà a noi farla funzionare”.

Eppure i problemi con l’Ilva dimostrano che esiste una componente antisviluppista nel M5s che vi crea un problema di consenso quando passate da opposizione al governo.
“Il M5s è una forza che crede nello sviluppo economico: ma nello sviluppo sostenibile. Guardiamo con grande interesse alle start-up innovative e alle imprese tecnologicamente avanzate. Senza che questo ci allontani dal riconoscere l’importanza dell’acciaio e dell’Ilva. Mi chiedo: che politica sarebbe quella che si facesse ricattare dall’economia e che imponesse ai tarantini di scegliere fra salute e lavoro? Due diritti costituzionali incomprimibili”.

Quali sono le sue idee di sviluppo e cultura?
“Sono due idee forti e parallele. Siamo il Paese al mondo con il maggior numero di beni culturali parte della Lista Patrimonio Mondiale Unesco. Questo grande asset va messo in sinergia con i nostri talenti, a incominciare dai tanti giovani meridionali, soprattutto donne, raccontati dalla Svimez e che fuggono il Mezzogiorno. Quelle risorse vanno messe in condizione di creare ricchezza lì, promuovendo partnership pubblico-private che incentivino una imprenditorialità tecnologicamente avanzata, a servizio della valorizzazione e tutela del patrimonio culturale. È quello che stiamo facendo, penso ai voucher da 40 mila euro per assumere i manager dell’innovazione, all’istituzione del Fondo nazionale innovazione: 45 milioni su blockchain, tecnologie innovative e intelligenza artificiale, attraverso cui possiamo potenziare il godimento dei beni culturali”.

Eppure il governo vive grandi difficoltà. Molte sono le tensioni.
“Siamo nati da poco e dobbiamo pensare alle cose che ci uniscono, non a quelle che ci dividono. Dobbiamo valorizzare le cose che stiamo facendo pur nelle nostre diversità. I risultati, ad oggi, non mancano. Penso al piano pluriennale sul taglio del costo del lavoro, 5 miliardi di risparmi per 4,5 milioni di lavoratori entro i 35.000 euro/l’anno; “Quota 34”, cioè l’obbligo di investimenti pubblici al Sud al 34%, percentuale pari alla popolazione, visto che prima il Mezzogiorno riceveva di meno; l’assegno unico universale per i figli, il Fondo per la qualità dell’abitare e il bonus facciate, che avrà una ricaduta anche sui beni culturali. Abbiamo il dovere di essere ottimisti”.