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Vertice sulla legge elettorale: Vannacci e Calenda i due convitati di pietra

Il Centrodestra deve fare i conti con due variabili: da un lato c’è Vannacci e dall’altro Calenda

Vertice sulla legge elettorale: Vannacci e Calenda i due convitati di pietra
Roberto Vannacci e Carlo Calenda

Legge elettorale e i nodi che il Cdx deve sciogliere. L’analisi

L’incontro di stasera tra i leader del centrodestra per discutere della legge elettorale non sarà di semplice gestione, una riunione con almeno due convitati di pietra. L’attuale scenario politico rende difficile concepire un sistema elettorale che riesca a consentire la governabilità auspicata soprattutto da Giorgia Meloni. Del resto, il sondaggio di Lab21 per Affaritaliani fotografa la spaccatura tra i due poli principali, quasi appaiati, con un leggero vantaggio per il campo largo. Ma senza considerare i due convitati di pietra: la variabile Vannacci, che potrebbe far pendere la bilancia da un lato o dall’altro, e quella Calenda, che potrebbe risultare altrettanto dirimente.

Nel rebus della legge elettorale si innestano le elezioni comunali e regionali, un ingorgo che qualcuno vorrebbe risolvere con un election day per votare insieme politiche e amministrative. Qualcuno ma non il governo che, invece, teme l’effetto traino dei comuni, oggi tutti a guida centro sinistra, dove alcune battaglie sarebbero già date per perse, come Roma e Napoli.

Amministrative, le grandi manovre in corso

E proprio con le amministrative sono iniziate, oramai da qualche settimana, le grandi manovre, a destra come a sinistra. Trovare gli incastri non sarà facile e già i leader si stanno muovendo: la Lega a Milano, per il candidato sindaco, ha organizzato i gazebo dai quali sono usciti i nomi di Salvini e Sardone come candidati graditi alla base leghista. Dentro Fratelli d’Italia il nome che circola con insistenza, appoggiato pubblicamente da Ignazio La Russa, è quello di Maurizio Lupi, mentre a Forza Italia non dispiacerebbero Carlo Cottarelli o Pietro Tatarella.

E in questi giorni, il candidato sindaco del centrodestra del 2021, Luca Bernardo, si è autocandidato. Come si è autocandidato l’imprenditore Antonio Civita. A sinistra c’è un altrettanto profluvio di candidati pronti a succedere a Beppe Sala, principalmente provenienti dalla sua giunta: dalla vicesindaca Anna Scavuzzo a Emmanuel Conte, da Tommaso Sacchi a Lorenzo Pacini, fino Pierfrancesco Majorino e al giornalista Mario Calabresi. In attesa di capire, sia a destra che a sinistra, se la scelta avverrà con le primarie o meno. Primarie rivendicate da Salvini a Bologna, dove la Lega vorrebbe scalzare l’uscente Matteo Lepore, magari con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, o con l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna. Mentre a Torino il quadro sembra più delineato con il vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone, che dovrebbe sfidare il sindaco uscente Stefano Lo Russo.

Un quadro in evoluzione che non tiene conto di due fattori: le possibili candidature di Futuro Nazionale e l’effetto Venturini, di un civico, cioè, di centro, che alle elezioni di Venezia si è imposto come sindaco. A ben vedere una trasposizione in laguna del dualismo Vannacci/Calenda. E qui si torna al vertice di stasera, dove il vero nodo non sono le preferenze da inserire o meno nella legge elettorale, ma cosa fare con Vannacci, se provare a rendergli la vita difficile oppure lasciarsi aperta una finestra per un accordo post elezioni. Lui e, a giudicare dai sondaggi, in misura minore Calenda, sono i due nodi da sciogliere prima di arrivare alla definizione della legge elettorale.

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