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Riina da Vespa? Non lasciare che la politica limiti i giornalisti

 

La bufera politica sull’annunciata intervista di Bruno Vespa, su Rai1, a Salvatore Riina, figlio di “Zu Totò” Riina, lo spietato boss, tra i responsabili delle sanguinose stragi in cui persero la vita Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, poi accusato da un “pentito”, Balduccio Di Maggio, di aver baciato Giulio Andreotti?

Comprensibili le vibrate proteste e l’indignazione dei familiari delle vittime delle cosche.
Ma sarebbe un errore lasciare alla politica la decisione sui limiti del lavoro dei giornalisti, anche quelli del servizio pubblico.
Bruno Vespa è un giornalista di lungo corso ed esperto, in grado di impedire a Riina jr di esaltare lo stragismo del padre e di bloccare eventuali, pericolosi messaggi mafiosi. Sono da evitare le “interviste in ginocchio”, non quelle in grado di fornire al pubblico notizie interessanti e le sfumature utili a comprendere le scelte, l’ esistenza, i rapporti, nella famiglia e fuori, del figlio di un boss.

Enzo Biagi (1920-2007), su Rai1, intervistò don Tommaso Buscetta (1928-2000), boss  di rango, poi “pentito”, che svelò a Giovanni Falcone (1939-1992) tanti segreti e molti delitti di Cosa Nostra.

Con abilità, il grande giornalista emiliano-che fu a lungo commentatore del “Corriere della Sera”- riuscì a dare ai telespettatori l’immagine del personaggio. E lo stesso fece, quando portò in TV Michele Sindona (1920-1986), il mafioso italoamericano, che ordinò di uccidere l’avvocato milanese, Giorgio Ambrosoli (1933-1979), prima di morire avvelenato, in seguito all’ingestione di un caffè al cianuro di potassio, mentre era detenuto nel carcere di Voghera.

In quell’intervista, il banchiere siciliano, allo scopo di nascondere i suoi imponenti interessi economici illegali, tentò, senza riuscirvi-incalzato da Biagi, pacato ma fermo- di far creder di essere perseguitato dalla giustizia, a causa della propria forte opposizione alla sinistra.