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Politica
Vitalizi ai parlamentari condannati, stop di Camera e Senato. M5S: "Farsa"

Gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno approvato la delibera proposta dai presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, sullo stop ai vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva, per i reati di particolare gravita'. Hanno votato a favore: Pd, Sel, Scelta Civica, Fratelli d'Italia e Lega, anche se quest'ultima considera "blande" le misure contenute nel documento. Non hanno partecipato al voto Forza Italia, M5S e Ap, anche se gli esponenti di Ncd e Udc pur non partecipando al voto sono rimasti in Aula, mentre azzurri e grillini sono usciti fuori al momento del voto.

Le misure contenute nella delibera proposta da Grasso e Boldrini sullo stop ai vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva entreranno in vigore "il sessantesimo giorno successivo alla data della sua approvazione" quindi non prima di due mesi. Dunque, le misure saranno operative non prima di due mesi e la Camera svolgera' "degli accertamenti" caso per caso sulla sussistenza delle condizioni previste dalla delibera stessa. Le norme, viene specificato nel testo, non sono retroattive. Dunque, "per i deputati cessati dal mandato e gia' condannati in via definitiva, la cessazione dell'erogazione dei vitalizi decorre dal momento dell'entrata in vigore della presente deliberazione".

GRILLO: VITALIZI? LA PAROLA METTE ORRORE - Torna sul suo cavallo di battaglia il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo: il reddito di cittadinanza e' "l'unica doverosa soluzione". Quindi rilancia: non trovano i soldi? Abolendo i vitalizi "ci sono 250 milioni da risparmiare con la legge che abbiamo proposto noi. Vitalizio e' una parola che mette orrore". La legge del Pd per cancellare i vitalizi "noi non la voteremo mai perche' c'e' l'inghippo", ha anche detto Grillo. E domani "i giornali scriveranno che Grillo e' contro l'abolizione dei vitalizi", ha poi chiosato.

LE NORME IN DETTAGLIO - La delibera approvata dall'Ufficio di presidenza della Camera - e che dovrebbe essere approvata a breve anche dal Consiglio di presidenza del Senato - introduce misure per la 'cessazione dell'erogazione di vitalizi e pensioni a favore di deputati cessati dal mandato che abbiano riportato condanne definitive per reati di particolare gravita''. Tra i reati ricompresi, quelli gravi come mafia e terrorismo, la maggioranza dei reati contro la Pubblica Amministrazione: peculato, concussione, violazione del segreto d'ufficio, ad eccezione del reato di abuso d'ufficio, che al contrario non e' ricompreso. Per i reati minori, invece, perche' scatti la cessazione dell'erogazione del vitalizio, occorre che vi sia stata una "condanna definitiva con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni".  

La delibera approvata dall'Ufficio di presidenza della Camera prevede all'articolo 1: "E' disposta la cessazione dell'erogazione dei trattamenti previdenziali erogati a titolo di assegno vitalizio o pensione a favore dei deputati cessati dal mandato che abbiano riportato, anche attraverso" il patteggiamento a) condane definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale (mafia e terrorismo) e dagli articoli da 314 a 322-bis, 325 e 326 del codce penale (reati copntro la P.A. Come peculato e concussione); b) "condanne definitive con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni, cosi' determinata ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale". Le norme contenute nella delibera "non si applicano agli assegni e pensioni di reversibilita' spettanti ai familiari superstiti, laddove il deputato cessato il suo mandato sia deceduto in data anteriore all'entrata in vigore" della delibera. Infine, le misure "sono adottate dall'Ufficio di presidenza previo accertamento dei relativi presupposti" e "non si applicano qualora sia intervenuta la riabilitazione". Se riabilitato, al deputato viene ripristinata l'erogazione dei vitalizi "con decorrenza dalla data dell'istanza di riabilitazione". 

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