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La vicepresidente e assessore all'Assetto del Territorio, Angela Barbanente, ha diffuso questa nota sulla questione della depurazione in Puglia. "Le dichiarazioni dell’ex assessore Amati sulla questione della depurazione delle acque, pubblicate sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 25, inducono chiunque voglia andare oltre la superficie delle cose, a porsi alcune domande.

Mi si faccia capire: se, come egli afferma da firmatario di una richiesta di modifica in tal senso del Codice dell’ambiente, “è necessario che la legge consenta di sversare in falda le acque affinate”, su quale soluzione si dovrebbe oggi, o si sarebbe dovuto un anno fa, “decidere senza tentennamenti (…) anche a costo di perdere qualche centinaio di voti”? Su quella non ancora consentita dalla legge?

La mia opinione è che “la politica si manterrà chiacchierona, rincorrendo ora l’uno ora l’altro contestatore” sino a quando, in questo come in altri campi, mancherà di una visione chiara, condivisa, realizzabile. La visione che occorre perseguire, questa sì senza tentennamenti se si hanno a cuore la salvaguardia e il risanamento dell’ambiente, e quindi la salute dei cittadini, dovrebbe innanzitutto prevedere il massimo possibile riutilizzo delle acque depurate in agricoltura o per usi civili. 

Non è ammissibile, infatti, che nella Puglia sitibonda si butti in mare l’acqua depurata mentre nei paesi nordeuropei ricchi di acque superficiali si adottano ordinariamente reti duali per evitare di sprecare la risorsa! Inoltre, ove possibile e specialmente nelle aree turistiche, si dovrebbe fare ricorso a tecnologie di depurazione naturale quali il lagunaggio o la fitodepurazione. Questa visione rende la questione un po’ più complicata (usando le parole che Amati rivolse a Romina Power un anno fa) rispetto a un sì o un no allo scarico in mare o in falda: essa implica la considerazione della quantità e della qualità delle acque sversate. 

E’ evidente, infatti, che un conto è sversare in mare (o in lama) l’intera quantità di reflui depurati, un conto è sversarvi ridotti valori di portata e per periodi limitati dell’anno, ossia solo le acque non riutilizzabili. Se il problema è posto secondo questa visione, la contrapposizione che Amati osserva fra “diritto alla salute” e “idolatria naturista” è semplicemente priva di senso. L’approccio che è alla base dei più recenti orientamenti nel campo della depurazione (e non solo) non contrappone quest’ultima alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, ma parte proprio dalle caratteristiche del territorio nei diversi contesti d’azione, per perseguire la soluzione più sostenibile. In questa prospettiva, la scelta della soluzione preferibile deve fondarsi su un’attenta valutazione costi-benefici che non si limiti a considerare le variabili economiche ma che comprenda anche quelle sociali e ambientali.

Di più. La concentrazione degli scarichi è sicuramente un problema per la salute e, se siamo in buona fede, dobbiamo ammettere che non può esservi efficienza depurativa degli impianti tradizionali quando gli scarichi sono variabili come nei centri turistici. Solo i sistemi naturali, il cui metabolismo è adattabile, possono rispondere a sollecitazioni differenti assecondando le diverse portate. Il resto è pia illusione, e quindi inquina la risorsa più direttamente influente sulla salute. Fra i presupposti per il successo dell’approccio integrato sono essenziali la disponibilità all’ascolto reciproco e la leale collaborazione fra i diversi attori coinvolti, condizioni spesso non facili da realizzare e sulle quali pertanto la Regione sta lavorando intensamente. Il protocollo d’intesa per il riuso di acque reflue in agricoltura, sottoscritto anche in vista del nuovo ciclo di programmazione comunitaria 2014-2020 tra l’Assessorato regionale alle Risorse agroalimentari e Autorità Idrica Pugliese, Acquedotto Pugliese, Agenzia per le Attività Irrigue e Forestali e Consorzi di Bonifica, va esattamente in questa direzione".

(Fonte: Agenzia Giornalistica, Direttore responsabile Susanna Napolitano - Iscritta al Registro della Stampa presso il Tribunale di Bari)

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