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PugliaItalia
Convention allo Spazio 7 della FdL Il 'vangelo sociale' secondo Di Paola

Il discorso di Mimmo Di Paola

Non è casuale la scelta di incontrarci oggi tutti noi in questo spazio 7. E’ proprio sotto queste volte che ogni anno si ripete la liturgia della cerimonia inaugurale della Fiera del Levante, presidio dell’orgoglio di Bari e della Puglia intera. Fino a non molti anni fa, è stato passaggio obbligato per i grandi rappresentanti dell’economia e della politica dell’intero Mediterraneo. Oggi, è diventato, purtroppo, emblema della decadenza e dell’incapacità programmatica di un’intera classe dirigente locale che, a distanza di dieci anni, lascia intorno a sé nient’altro che tanta, tantissima delusione. La Fiera è un importante polo economico-culturale della nostra città, che deve tornare a spiegare le vele della mitica caravella nicolaiana.

In astronomia, come molti di voi sanno una delle mie passioni, il 7 rappresenta il numero delle Pleiadi, le più luminose tra le stelle, così come 7 sono i punti luminosi dell’Orsa Maggiore e Minore. Ma 7 in matematica  è anche un numero felice e fortunato, così come in fisica 7 sono i colori dell’arcobaleno. Infine, e questo è per me il più importante, 7 sono i figli nati da mio padre e mia madre.

Sono passate ormai tre stagioni da quando, sotto la spinta di un persuasivo movimento di opinione, ho messo a disposizione la mia storia personale per un obiettivo di grande responsabilità e impegno. L’impegno di mettermi alla guida di una città unica in Italia, rinomata per la sua propensione al pragmatismo dello scambio e del commercio, così come per la sua vocazione alla formazione e alla ricerca, ma conosciuta anche per la virtù dei suoi valori di accoglienza e di solidarietà. Una “polis” che negli ultimi anni ha subìto una forte crisi di identità, che vuole da parte di tutti noi un segnale di inversione di rotta. La vostra presenza qui, così numerosa e sentita, è per me di buon auspicio. Un segno che la meta è ormai vicina.

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APPLAUSO!!!!
Voglio quindi subito ringraziare tutte le forze politiche che hanno voluto condividere con me questo percorso, insieme alle varie organizzazioni e associazioni, espressione vitale di sostegno e condivisione per un nuovo progetto che, sono sicuro, darà una nuova prospettiva alla nostra comunità. Un grazie particolare ad Impegno Civile per Bari, ai volontari che animano il mio comitato, a tutto lo staff che mi sta seguendo senza risparmio di energia e di impegno. Senza di voi questo disegno sarebbe rimasto solo sulla carta.

Manca poco meno di un mese all’appuntamento con le urne. Il prossimo 25 maggio sarà una data fondamentale per la storia e il futuro di Bari. Abbiamo di fronte a noi il dovere morale e politico di ridare fiato a una comunità disorientata e confusa, priva di senso di appartenenza. Donne e uomini che col voto e nel voto affideranno l’amministrazione della città a un leader attento a recepire le loro istanze, capace di ridare fiducia e di aiutarli nel combattere una crisi che nonostante i timidi segni di ripresa, qui al Sud sembra inarrestabile. Donne e uomini desiderosi di tornare a condividere tutti assieme una qualità della vita e una prospettiva di lavoro solida e comune.
Ed è proprio questo l’obiettivo che tutti noi dobbiamo perseguire, per la nostra città e per tutti i baresi, senza alcun distinguo di appartenenza politica, sociale e di genere.

E a proposito di donne, lasciatemi dedicare a loro qualche minuto del mio intervento. Ritengo le donne importanti, ma non per una strumentale adesione alle “quote rosa”. Al contrario, il loro prezioso ruolo è esattamente quello che è emerso durante i recenti Stati Generali delle Donne. Loro mi hanno fornito un esempio virtuoso di come affrontare i problemi. Al di là della formazione culturale e delle ideologie, sono partite tutte insieme da un programma condiviso per la città. Un approccio che farò mio, nell’ottica di un’amministrazione trasparente, efficiente e rapida, meno palazzo e più casa comune, per favorire lo sviluppo delle professioni e la creazione di posti di lavoro.

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Ho in mente un’idea di città amministrata con il criterio premiante del merito e non della militanza ideologica, dove tutti i cittadini percepiscano il senso di appartenenza alla comunità e di condivisione delle opportunità, a disposizione di tutti in egual misura. Un “vangelo sociale” che restituisca ad ognuno quel sostegno necessario per costruire un futuro migliore. Forzando quell’automatismo che costringe i giovani più dotati ed ambiziosi ad abbandonare il campo e partire per altri orizzonti, privando così la città di eccellenze intellettuali e professionali.

Dobbiamo ricreare una comunità solida e unita, come se fossimo tutti insieme catapultati lontano e costretti a rinsaldare quel senso di appartenenza ormai sfibrato, se non del tutto smarrito. Quell’amore per Bari che si infiamma in chi vive per anni lontano dalla nostra città, e che a un certo punto della sua vita sente forte il richiamo della famiglia e delle radici.

E a proposito di famiglia, cari amici, Mimmo Di Paola non è un marziano: la sceneggiatura della mia vita è più semplice di quanto si possa immaginare. La mia famiglia è nata e cresciuta in un appartamento senza pretese della Madonnella, i miei genitori hanno fatto dei sacrifici, ma hanno messo in condizione tutti noi, eravamo 7 figli, di studiare e laurearci, in un’epoca in cui l’istruzione si poteva permettere in genere solo ai figli più piccoli. Mio padre insegnava alla facoltà di ingegneria e aveva intuito la stagione che stava attraversando il nostro Paese. Con il senno di poi, quei sacrifici sono stati un ottimo investimento.

Ho studiato a Milano. Dopo la laurea in ingegneria aerospaziale, a 25 anni sono tornato a Bari e ho cominciato a lavorare.
A  LA VO RA RE!!!!!

La nostra piccola società, la Svimservice, è diventata nel tempo una delle più grandi realtà italiane nel campo dell’information technology applicata alla sanità e alla pubblica amministrazione. Ritenuta compiuta quell’esperienza, la mia famiglia l’ha ceduta, e la società è ora parte di un gruppo quotato in borsa.
Dal 2001 per 12 anni, pur con una discontinuità politica del governo regionale, da Fitto a Vendola per intenderci, ho ricoperto il ruolo di amministratore unico di “Aeroporti di Puglia”. Un’esperienza unica ed entusiasmante, con risultati che voglio qui ricordarvi.

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Sono passato da perdite per 3 milioni di euro ad utili per 1 milione.
I passeggeri sono aumentati da poco più di 1 milione e 800 mila unità a quasi 6 milioni all’anno.
I dipendenti sotto la mia amministrazione da 92 sono diventati 328.
Il fatturato ha registrato un’impennata da 12 a 83 milioni di euro.
Infine, elemento non di poco conto, con la mia direzione i collegamenti diretti di Bari e Brindisi sono passati da 3 a 40 destinazioni.

Pensate solo per un attimo a cosa era il nostro aeroporto solo pochi anni fa, con i piccioni che svolazzavano indisturbati nell’area partenze, e guardate cosa è diventato oggi il nostro terminal!!!!
Un bel volo in avanti, un credibile biglietto da visita per i tanti visitatori che arrivano dal mondo a Bari-Palese, e da qui in tutta la Puglia.

Non solo. Ho promosso e realizzato il collegamento ferroviario diretto con il centro della città, un impianto all’avanguardia per la fornitura di energia alternativa nello scalo di Bari, un parco pubblico con gli ulivi salvati durante l’ampiamento delle piste, un asilo per i figli dei dipendenti dello scalo, la promozione di installazioni artistiche “site-specific”, come quelle dell’artista ellenico Stephen Antonakos, diventate ormai un marchio riconoscibile in tutto il mondo. Un’attenzione, quella per l’arte e la cultura in genere, che mi ha spinto a diventare socio fondatore della Fondazione Petruzzelli con un contributo volontario a fondo perduto di 850 mila euro, e il “perduto” purtroppo è stato preso alla lettera dalla scellerata amministrazione pilotata dal nostro Sindaco uscente, che ha vanificato il coraggio e lo sforzo di un privato che voleva dare un segnale importante alla classe imprenditoriale della nostra città.

Si, è vero, io non sono un politico e tantomeno un politico di ritorno da Roma. Politicamente nasco oggi e, contrariamente al mio principale avversario, non mi sarei mai presentato al giudizio elettorale con risultati così disastrosi alle spalle.

Un avversario che prova a ostentare sicurezza di sé, ma che in realtà si dimostra totalmente spaesato nel ruolo di candidato, cooptato da quel Sindaco più noto per i crostacei nella vasca da bagno che per una buona amministrazione.

Perché, come recita il titolo di una pagina Facebook, quei due sono “Tali e Quali”: uno scherzo tragicomico, una mostruosità bifronte che ha fatto sprofondare la città in una voragine grottesca di decadenza, degna di un premio Oscar alla Sorrentino. Gemelli siamesi che attaccano i propri avversari sul piano personale perché non hanno argomentazioni politiche credibili e inoppugnabili.

A proposito degli attacchi personali, in queste settimane sapete cosa è stato scatenato. Non voglio dilungarmi sull’inconsistenza di certe accuse basate sul nulla, in sede giudiziaria si farà piena luce. Vi voglio far notare un elemento in particolare. Un’agenzia specializzata, nelle scorse settimane, ha monitorato, l’umore della gente verso gli schieramenti in campo l’umore della gente non è cambiato quasi per niente a seguito di questo polverone scatenato dall’avversario. Segno che i baresi sono molto più consapevoli di quello che qualcuno vuol credere, che la bomba a orologeria innescata dal nostro sindaco uscente aveva le polveri bagnate.

Ma attenzione, i dati hanno rilevato che non appena la coalizione si è annunciata compatta, l’umore dell’elettorato ha avuto una sensibile impennata verso l’alto. Andiamo avanti così allora: un sì deciso al cambiamento, questo vuole la gente di Bari. Mandiamoli a casa!

Mandiamoli a casa i protagonisti di un lento, costante senso di inquietudine e di precarietà, distillate ai baresi con una scientifica alchimia durata 10 anni. Una stagione tragicomica iniziata con Punta Perotti, un danno non solo per gli imprenditori, ma soprattutto per tutte le maestranze.
Mandiamoli a casa loro che dicono di essere dalla parte dei più deboli, ma cosa ne sanno loro di quello che prova un operaio di fronte alla scientifica distruzione del suo lavoro? Già, cosa possono saperne se in vita loro hanno fatto poco più di nulla?

Una stagione, dicevo, continuata con il fallimento del Petruzzelli, gestito solo come una clientelare macchina di voti e di consenso, proseguita con il declino delle municipalizzate, carrozzoni senza senso e senza Mission. E vogliamo parlare del BARI CALCIO? Dell’incapacità di essere vicini alle vicende del Bari, lasciato alla deriva allungando i tempi del disastro, proprio mentre la squadra ritrova la voglia di vincere!!

E che dire poi della qualità della vita, che ha fatto precipitare Bari nelle infime classifiche della hit parade del degrado, come emerso attraverso il giro a tappe che ho fatto in tutte queste settimane con “In Corsa per Bari”? Un tour nato non per una dimostrazione di esercizio muscolare, ma per un’assunzione più diretta delle mie future responsabilità.

Vogliamo parlare infine dei posti di lavoro persi in tutti questi anni? Altro che le 30 mila nuove assunzioni propagandate dal sindaco-sceriffo, che si è ritrovato con le pistole scariche. Né ministro, né sottosegretario, né capolista alle Europee, con una propensione alla fedeltà politica degna di una maitresse, prima con Bersani e poi con Renzi, vedremo domani con chi.

Noi dobbiamo rappresentare la via d’uscita da questa realtà pesante che i baresi non meritano. Ecco, torno proprio allo slogan della prima parte della mia campagna elettorale.
Il merito.
Bari merita più lavoro, più sicurezza, più cultura, più turismo, ma soprattutto più fiducia nel domani. E noi questa fiducia dobbiamo garantirla a ciascuno dei nostri concittadini, di tutti i quartieri, anzi di tutti i municipi come si chiamano adesso. Con un filo conduttore condiviso, con l’impegno di tutti verso tutti. Io non intendo distribuire incarichi, consulenze, presidenze e assessorati come atto di fede nei confronti della spartizione politica, ma voglio mettere insieme la migliore squadra per il bene di tutta la città.

Sono un tecnico e un imprenditore, non è facile prendermi in giro con una montagna di carte! Una delle specialità di chi fa impresa è costruire squadre, affidare deleghe con competenza. Oggi la cosa pubblica ha più bisogno di questo che di persone che occupano il loro tempo in Tv o su Twitter, presi da un vortice presenzialista e chiacchierone da campagna elettorale permanente. Ma dico io, con tutte queste chiacchiere, quando troveranno il tempo di lavorare, questi qua? Io forse non sono così bravo a parlare, ma sono di Bari, e a Bari si dice: “Parla piche, e parla bbune”. Qui c’è da lavorare, e basta con le chiacchiere!

Noi vogliamo una città equa e solidale, attraversata da ponti di protezione sociale tra chi dispone e chi non ha. Perché una città diventa vivibile e umana solo se le opportunità toccano tutte le famiglie, bambini e anziani, giovani e adulti, coppie e single, uomini e donne. Non possiamo più permetterci di lasciare indietro nessuno.

Ho in mente una Bari più viva, pulita e sicura, attiva in tutti i campi. Nelle imprese, nella formazione, nell’istruzione, nell’offerta delle proprie bellezze storiche, artistiche e architettoniche, per attrarre flussi costanti di visitatori e turisti e creare economie di settore. Una Bari che si riappropri del suo rapporto col mare, fortuna e orgoglio della nostra fede e delle nostre tradizioni. Realizzerò una grande riviera da Santo Spirito a Torre a Mare, con un possente lavoro di riqualificazione urbana e con servizi di mobilità via acqua, che consentano spostamenti più rapidi ed efficienti, abbattendo quelle barriere che ancora dividono la città dal porto.
Realizzerò una Bari che interagisca anche col suo entroterra, un patrimonio prezioso di alto valore naturalistico e paesaggistico, capace di reinventare e valorizzare il profilo socio-culturale ed economico dei quartieri interni.
Un progetto a tutto tondo, quindi, per respingere una volta per tutte quella subdola cultura del disastro che si insinua tra la disperazione e il disincanto. Per dare un segnale chiaro e immediato ai baresi sulla direzione che prenderà la nostra governance, nei prossimi giorni proseguiremo l’ascolto sul territorio attraverso i candidati ai Municipi, e definiremo 6 parole d’ordine: una per ciascuno dei 5 Municipi, più una per la città nel suo insieme, che aiuterà i cittadini a capire qual è la nostra visione del futuro, dove è diretta la nostra corsa per Bari, verso quale traguardo correrà la nostra città.

Una Bari insomma su cui valga ancora la pena di scommettere, che sappia far proprie le sfide della modernità, nel segno della sostenibilità, dell’inclusione sociale, dell’innovazione e della semplificazione burocratica. Una Bari metropolitana, città europea all’interno dell’Unione e transfrontaliera nel Mediterraneo, pronta a cogliere tutte le opportunità di sviluppo. Una Bari dove nessuno si senta straniero, tantomeno i suoi stessi abitanti, di qualunque quartiere essi siano.

Perché intendo fare questo? Non certo per convenienza personale, ma per valori da sempre condivisi nella mia famiglia. Valori che mi sono stati insegnati da mio padre nel suo testamento morale che qui voglio citare. “Che dirvi in conclusione, figli miei? Le difficoltà nella vita non mancano, ma volontà, decisione, impegno e sacrificio, correttezza e onestà, il credere fermamente nella validità delle opere che si svolgono nell’interesse della collettività, costituiscono certamente le basi di appagamento per ciò che si è fatto e per ciò che si è ottenuto”.  Ecco, per questo io chiedo scusa a Stefania, ad Aurelio, a Luigi e a Chicca se in questi mesi li ho privati di parte del mio affetto e della mia vicinanza, ma tanti anni dopo mio padre, oggi è a me che tocca fare un investimento: impegnarmi a dare maggiore benessere sociale ai baresi. Io ci credo da sempre, e da oggi sono convinto di non essere solo. Grazie a tutti voi per il vostro sostegno, che porterà Bari a un domani migliore. E’ un obbligo morale per il bene dei nostri figli, e che ci impone la nostra coscienza.

Grazie!

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