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Operazione CORONA5

Associazione mafiosa, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsioni plurime aggravate dal metodo mafioso, sequestro di persona, dentenzione e porto abusivo di armi e materiale esplodente, violenza, lesioni personali aggravate, danneggiamento, diversi episodi di ricettazione, riciclaggio di autovetture, evasione, violazione della misura della sorveglianza speciale.

Sono queste le pesanti accuse, che hanno portato all'emissione di 24 ordinanze di misure cautelari, 17 in carcere, 6 ai domiciliari e 1 con obbligo di dimora, nei confronti di famiglie malavitose ai vertici delle “Batterie” del sodalizio mafioso ciamato “Società foggiana” attivo a Foggia e in Provincia.

Si chiama Operazione Corona, l'odierna azione antimafia definita “l'approdo più importante di quel complesso e articolato percorso investigativo” al centro dell'attività congiunta della DDA di Bari, dei R.O.S, del Comando provinciale dei Carabinieri e della Procura della Repubblica del capoluogo dauno.

Sono 78 in tutto gli indagati, mentre 30 sono le richieste di arresto rigettate dal Gip di Bari Sergio Di Paolo. Tra le persone sotto indagine 4 risultano essere decedute. In particolare sono stati uccisi dal 2007 ad oggi: Franco Spiritoso, ammazzato 19 giugno 2007 a Piazza Libanese, Antonio Bernardo ucciso in un aggiato il 27 settembre 2008 vicino la Chiasa San Ciro, Michele Mansueto, eliminato il 24 giugno in Viale XXV Aprile, tutti e tre considerati “i cassieri” della “Società”, e in ultimo l'assassinio del Papa di Foggia, Giosuè Rizzi, il10 gennaio del 2012.

Gli esiti dell'attività investigativa sono stati ottenuti praticando in tutto un centinaio tra intercettazioni telefoniche, e ambientali, unitamente all'acquisizione di: 124 provvedimenti giudiziari, 48 interrogatori, 85 servizi di osservazione, oltre a 2 servizi di videosorveglianza.

elicottero carabinieri 4

"La Società foggiana – ha dichiarato il Generale dei Carabinieri del R.O.S., Mario Parente - ha dimostrato negli ultimi anni di aver assunto un ruolo importante anche sul panorama criminale nazionale, con la sua capacità di saper associare ad un controllo del territorio di tipo militare una vocazione affaristico imprenditoriale.”

L'inchiesta ha evidenziato, inoltre, il crescente ruolo assunto dalla “Società” all'interno delle Grandi Mafie come la Camorra casertana, oltre alla sua capacità pervasiva e di infiltrazione all'interno del mercato internazionale di stupefacenti. Nell'ultimo caso è stato dimostrato e accertato l'accordo emerso tra il Boss Tolonese ed esponenti del Clan dei Casalesi in ordine alla fornitura non solo di droga, ma anche di una ingente operazione di contraffazione di banconote da 20 euro.

Clan mafiosi riconducibili in primis alle famiglie dei Francavilla, dei Trisciuoglio, dei Tolonese hanno dimostrato di godere di buone credenziali in relazione ai rapporti con il narcotrafficante siciliano, Paolo Lumia, che stando a Barcellona (Spagna) avrebbe approvvigionato Raffaele Tolonese di 6 chlogrammi di cocaina (26.07.2009).

Forte si è dimostrato il sodalizio tra i gruppi malavitosi dominanti il capoluogo dauno, con la Mafia garganca. Rapporti dimostrati dall'opera offerta da esponenti della “Batteria” dei Francavilla nel favorire la latitanza di Franco Libergolis, capo dell'omonima organizzazione, ed inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosità, in seguito arresato a Monte Sant'Angelo, il 26 settembte 2010 dal R.O.S. Unitamente al nucleo investigativo dei Carabinieri di Foggia.

“Il primo passo positivo per la riconquista della legalità – ha evidenziato il Generale Parente – è stato quello di prendere consapevolezza del fenomeno mafioso.”

carabinieri gargano

Perchè “Corona”. “L'Operazione Corona – ha aggiunto il Procuratore capo della Repubblica di Bari, Antonio Laudati – è stata così denominata perchè chiude un cerchio a coronamento del lavoro svolto in questi anni dal 'Gruppo Stato'. Ovvero una struttura che ha lavorato unitamente, si è scambiata informazioni, ha effettuato indagini come fosse stato un unico ufficio.” Si parla per la precisione dell'attività congiunta tra DDA di Bari, Procura della Repubblica di Foggia, le varie strutture di polizia, i ROS, la Squadra mobile, il GIGO di Bari, la Guardia di Finanza del capologo dauno.

“ Un ulteriore segnale positivo – prosegue Laudati – è emerso dopo la costituzione, negli ultimi anni dell'antimafia, dell'antiracket, che attraverso la collaborazione diretta degli imprenditori ha consentito di infrangere uno spaventoso muro di omertà persistente.”

A cosa serve “Corona”. L'attività investigativa congiunta ha consentito di ricostruire e documentare “l'organigramma” della “Società Foggiana”, la sua evoluzione storica alla luce della sua capacità di assoggettamento esterno, efficace e penetrante, “resa evidente – commenta il  Procuratore capo della Repubblica di Bari – da numerosi ed efferati fatti di sangue erificatisi a Foggia, negli ultimi 5 anni.”

La 'Società' – prosegue Antonio Laudati – è una delle più agguerrite mafie all'interno della cosiddetta 4° Mafia. Si tratta di una mafia nuova, e pericolosa perchè riesce a coniugare tradizione e modernità. Fattori questi che le hanno consentito di dventare forte soprattutto dal punto di vista industriale.”

Operazione CORONA6

Racket delle estorsioni. Dai particolari illustrati da Lidia Giorgio, pm della Procura della Repubblica di Bari “si 15 ipotesi di estorsione tentata, e consumata solo in 2 casi gli imprenditori hanno avuto il coraggio di denunciare.” Attraverso intercettazioni e riscontri è affiorata l'efferatezza di alcuni episodi, come il caso della testa d'agnello lasciata davanti il portone di casa di un imprenditore, e successivo sfondamento in retromarcia con una macchina. Immagini acquisite dagli investigatori grazie al sistema di videosorveglianza installato dalla vattima. Il carnefice pergiunta era consapevole della presenza di sistemi di sicurezza tanto che nel video acquisito dall'attività giudiziaria, sono rimaste impresse gestualità riconducibili a minacce di morte.

Il livello qualitativo ed asfissiante del racket delle estorsioni nel territorio foggiano ha compromesso il già difficile tentativo di sviluppo e crescita della imprenditoria locale. La consorteria mafiosa è riuscita ad imporre pretese economiche anche su proventi derivanti da attività illecite fatte da terzi, perchè non autorizzati dai clan dominanti. Un caso emplematico indice della spietatezza dell'organizazione malavitosa è rappresentato dal sequestro di persoena commesso da 3 appartenenti al sodalizio mafioso ai danni di una persona che occupava legittimamente un appartamento popolare gestito dall'Ente IACP. La vittima se la cavò con 8 punti di sutura e l'obbligo di stare zitto, e non sporgere denuncia.

Infiltrazioni in Società pubbliche di gestione rifiuti. Il sodalizio criminale è stato in grado di infiltrarsi nel tessuto socio economico ai danni di coperative di servizi, e aziende municipalizzate, come l'ex Amica Spa, società pubblica di gestione dei rifiuti foggiana a completo capitale pubblico, attualmente fallita, attraverso l'acquisizione di potere all'interno di circuiti produttivi foggiani.

“Una mafia – ha spiegato Laudati - che per nascere ha trovato il territorio, il popolo, e le condizioni ideali per l'esercizio della sovranità, insieme al motivo aggregante rappresentato dall'esercizio del business. Una mafia con una struttura organizzativa mutata dopo che i capi della 'First Generation' sono stati decapitati, che oggi è in grado di fare alleanze alla pari, senza ricorrere come in passato a una colonizzazione del territorio, passando dalla gestione affaristica avidenziata nell'Operazione Baccus, fino ad arrivare alla gestione monopolistica di società di rifiuti riproducendo il modello Napoli.”

“Il primo investigatore – prosegue il Procuratore capo – ad aver dato inizio ai lavori di indagine in questo senso è stato il Generale dei R.O.S., Ganzer, il quale diceva che la differenza tra Bari e Foggia è, che nella prima esiste la criminalità organizzata, nella seconda c'è invece la mafia.

Tano Grasso

Ogni volta che i crea uno squarcio, come nell'Operazione Araba Fenice, la mafia ha risposto. L'Operazione Corona – conclude Laudati – è il punto di partenza di un'attività che è riuscita a mettere insieme due aspetti essenziali coniugando sinergia tra Forze, attraverso la Squadra Stato, e reazione della collettività.”

L'intervento di Tano Grasso - “L’Operazione “Corona” favorisce la nascita di un’Associazione Antiracket nella città di Foggia – spiega Tano Grasso, presidente onorario della FAI - La FAI è impegnata dallo scorso novembre per far nascere a Foggia un’Associazione antiracket composta da operatori economici sul modello di quella di Vieste. In questi mesi, forti dello straordinario sostegno del Prefetto di Foggia e della collaborazione delle forze dell’Ordine, è stato avviato il percorso”.

“Non si può non rilevare – chiarisce Grasso – anche se eravamo perfettamente consapevoli, che il percorso non è facile e che forti sono le resistenze dei nostri colleghi commercianti. Adesso l’Operazione della DDA di Bari aiuta a superare queste diffidenze e queste resistenze. Per quanto ci riguarda – conclude  il presidente onorario della FAI – faremo di tutto affinché in occasione del prossimo anniversario dell’omicidio Panunzio sia presentata la nuova Associazione”.

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