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Fitto sceglie Bruxelles: “Mi dimetto dalla Camera”. Al suo posto Ciracì

Bari – Lo aveva detto sin dall’annuncio della propria candidatura e così sarà: “Devo tenere fede all’impegno con elettori, andrò in Europa e mi dimetto dalla Camera dei deputati”, conferma Raffaele Fitto, dopo il bottino di preferenze raccolto alle urne e in piena battaglia all’interno di Forza Italia.

Di exit strategy dal partito neppure l’ombra, nonostante la maretta interna e le manifestazioni nazionali convocate dagli azzurri a Napoli e Milano in sovrapposizione di giorni ed orari rispetto alle sue: “Non voglio scendere in polemiche e contrapposizioni che io non cerco e che i nostri elettori non vogliono”, ripete ai suoi l’ex Ministro di Maglie. In compenso, lo scranno europeo dovrebbe garantirgli una posizione più defilata e meno esposta al fuoco di quanto non sia una prima linea a Montecitorio: “284mila persone mi hanno votato come capolista nella Circoscrizione Sud di Forza Italia, e dunque ci sono almeno 284mila ragioni perché io tenga fede all’impegno preso in campagna elettorale. Quello di andare in Europa a difendere gli argomenti e le battaglie di cui ho parlato nelle scorse settimane e mesi, a partire dal contrasto alla gabbia dell’austerità che soffoca l’economia europea e italiana”, spiega il diretto interessato. 

A favore della scelta europea, peraltro, si era espresso anche Francesco Schittulli, primo tra i papabili per la corsa alla successione di Nichi Vendola, mentre il nodo primarie - posto dal Vicerè salentino - ha indotto alla riflessione l’Ncd di Massimo Cassano, in attesa di chiarimenti sul fronte nazionale che definiscano gli equilibri su larga scala e per nulla intenzionato a sostenere “posizioni strumentali”. E se anche l’ex leader di FLI, Gianfranco Fini, è tornato in campo nei panni dell’allenatore, intenzionato a varare entro fine mese una nuova formazione destrorsa, Fitto cercherà di tenere tutto insieme da Bruxelles e Strasburgo, sui cui scranni – argomenta - siederà “per l’evidente e sempre maggiore centralità delle scelte europee anche per l’Italia. E la necessità di porre fine a quella cattiva abitudine della politica italiana per cui alcune personalità si candidano per prendere i voti, e poi, a urne chiuse, dimenticano gli impegni presi con gli elettori”. Al suo posto, nella Capitale, il brindisino Nicola Ciracì, pronto all’esordio posticipato.

(a.bucci1@libero.it)

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