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eogrande fumo sulla citt

Da qualche giorno è in libreria “Fumo sulla città” di Alessandro Leogrande per Fandango editrice. La città in questione è Taranto, città di provenienza dello stesso autore, giornalista e scrittore, vice-direttore della rivista Lo Straniero.

Un libro  utilissimo per districarsi nella storia politica ed economica del capoluogo ionico negli ultimi decenni. Infatti il testo raccoglie gli articoli scritti da Leogrande e le sue osservazioni e analisi meticolose e puntuali sulla vita civile, degli interessi fra pubblico e privato, dall'ascesa del sindaco-sceriffo Cito (anticipazione in piccolo del berlusconismo nazionale) ai giorni rabbiosi e disperati della gestione Riva.

Dalla scorsa estate si parla della questione ambientale e del ricatto occupazionale che gravano sui cittadini di Taranto, tutti interessati e coinvolti nella devastazione presente e con poche vie d'uscita; ma per capire il problema bisogna analizzare la questione nel suo complesso e questo libro è uno sguardo articolato e ben strutturato sulle singole faccende che compongono il quadro.

La scrittura di Leogrande partecipa allo svolgimento della vicenda perché vibra attraversata da una reazione di rabbia, davanti a scenari foschi e “fumosi”, ma conosciuti e amati, perché nel loro interno continua a camminare la vita dei tarantini. Il fumo appanna la vista e soffoca il respiro, per dissiparlo occorrono impegno e volontà e questo libro ne è una valida premessa.

A questo libro mi sono avvicinata dopo aver sentito ragionare Leogrande sul referendum sulla chiusura parziale o totale dello stabilimento Ilva, referendum svoltosi a Taranto lo scorso 14 Aprile. Secondo il giornalista tarantino è sbagliato inneggiare alla repentina chiusura dello stabilimento siderurgico rischiando di bissare la “vicenda Bagnoli”. No, sarebbe più opportuno esigere cambiamenti nella struttura siderurgica che preservino la salute e garantiscano il rispetto dell'ambiente. Nessun aut-aut, ci sono le tecnologie avanzate che permettono una produzione industriale entro parametri sostenibili dall'uomo e dal suo ambiente di vita.

Il “caso Taranto” non riguarda semplicemente una provincia italiana, ma tutto un sistema di produzione che travalica i confini nazionali.

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