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Carriglio3

“Regista e scenografo di raffinata cultura”, dice di lui Vittorio Sgarbi, “Pietro Carriglio fa parte di una generazione di uomini di teatro in progressiva estinzione. Duttilità organizzativa, accortezza gestionale, temperamento perseverante e visione istituzionale della cultura ne fanno una delle personalità più complete del teatro italiano”.

Nato a Trapani nel 1938, è stato docente per alcuni anni presso le facoltà di Architettura e di Magistero dell’Università di Palermo. Dopo essere stato dirigente del Teatro Massimo di Palermo (il grande teatro lirico della città), nell’ottobre del 1978 è stato nominato direttore del Teatro Biondo, che nel dicembre del 1986 ha portato a diventare il Teatro Stabile di Palermo. Dal 1990 al 1993 è stato poi direttore del Teatro di Roma, che ha risanato affiancandolo al Piccolo di Milano nei Teatri d’Europa. Nel 1998 è tornato a dirigere lo Stabile palermitano e dal 2003 al 2004 è stato anche sovrintendente del Teatro Massimo.

“Carriglio è arrivato alla perfezione, alla essenziale ascesi formale”, sottolinea Luca Ronconi. “È stato, ed è, uomo di teatro. Con una libertà e un gusto senza limiti, e curioso di tutto, anche di ciò che gli era alieno”.

L’amore senza confini per la Puglia e la sua luce, condiviso con la moglie Liliana Paganini - attrice, autrice, regista e pittrice – è noto a pochi, ma non per questo incapace di rinnovare entusiasmo e attenzione verso la terra e la gente di un approdo mediterraneo verso il quale “la cosa più bella”, dice Carriglio, “è ritornarci”.

Palermo ficus

Il ritorno a Bari del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch rimanda al ricordo indelebile di “Palermo Palermo” presentato al Petruzzelli 23 anni fa. Cosa é stata Pina Bausch per Palermo e per la storia del teatro in generale?

Un’artista. C’è bisogno di dire di più? L’arte reinventa lo spazio vitale della città: “E’ l’arte stessa a essere natura” secondo Shakespeare, e i segni di Pina Bausch hanno arricchito Palermo come e quanto i meravigliosi ficus che inselvano la sua piazza più bella (Piazza Marina ndr).

Quale spinta portò l'allora e odierno sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e lei, Direttore del Teatro Biondo, a commissionare alla Bausch una sua lettura della città e quale obiettivi intendevate raggiungere?

Nel Maggio del 1988 Pina Bausch debuttò a Palermo con “Gebirge”, avviando il dialogo personale che si svilupperà sui temi di Palermo e della sua rinascita. Temi che coinvolsero profondamente il sindaco Orlando, alle prese con un progetto di riqualificazione del centro storico della città. Furono mesi esaltanti, segnati nel Novembre del ’89 dal crollo del muro di Berlino, che divenne metafora centrale dello spettacolo della Bausch. “Palermo Palermo” debuttò nel Gennaio del ‘90 come manifesto delle cose che si fanno nuove, della città che si fa nuova.

Come è cambiata Palermo, in questi anni, e cosa é cambiato nella gestione della macchina teatrale e culturale del nostro Paese?

Palermo oggi è arenata nella crisi che ha investito il nostro Paese e che ne ha impoverito le risorse della cultura, fino a spegnere tanti lumi.

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In quale delle Cattedrali pugliesi immagina che possa essere ulteriormente esaltata la sua regia di "Assassinio nella cattedrale" e quale scambio vedrebbe oggi possibile tra il Teatro Stabile di Palermo e il Petruzzelli di Bari?

La domanda mi fa molto piacere. Quando vengo in Puglia divento pellegrino nelle sue chiese romaniche, nelle architetture dei suoi sogni, nella meravigliosa Troia così carica di significati: un piccolo incavo nella pietra della facciata del suo Duomo, dava la misura della giusta pagnotta perché i poveri non fossero defraudati. Ogni chiesa di Puglia meriterebbe il suo “Assassinio nella cattedrale”, almeno per me che amo profondamente quel testo. Lo scambio fra i teatri è sempre auspicabile e in particolare fra due capitali del Sud: Palermo e Bari.

Cattedrale Troia

Maestro, qual è il suo rapporto con la Puglia e cosa continua ad attrarla e a farle decidere di fermarsi, ogni qualvolta le capita anche solo di lambirne i confini, viaggiando in autostrada da Palermo a Roma?

La Puglia ha due confini: il mare, splendido e le strade romee delle sue architetture; da quelle spontanee, gelose custodi dell’aroma d’oriente, al firmamento barocco. Cara Puglia, un viaggio che rigenera e rende senza confini gli orizzonti. Posso raccontare un episodio personale? Lei ricorderà come ci siamo conosciuti. Ci siamo incontrati di notte, con lei e con i suoi amici, dinnanzi alla Cattedrale di Troia. Ero in cerca di un albergo, non ci conoscevamo e mi avete subito adottato, ospitando per alcuni giorni uno sconosciuto, al quale avete svelato, ore su ore, il segreto fascino della Puglia. Un’asprezza di sensazioni e una inane tenerezza, indispettita dagli insetti stolidi e molesti delle pale eoliche che avevano, come maledizioni dell’Apocalisse, aggredito me e mia moglie nella notte.

Mi riempie di gioia e orgogliosa soddisfazione sapere da lei, oggi, che alcuni di quei ragazzi hanno trovato la loro strada nell’ambito del teatro, come Francesco De Santis che a Napoli con la sua compagnia, “Teatri35”, anima poesia e contrasti caravaggeschi; o Pasquale Volpe, che a Milano traduce passione e tensione da “amor loci” in design e architettura della comunicazione. Sono la testimonianza che il seme della speranza meridiana continua a dare frutti anche nell’aridità inquietante provocata da quei tanti lumi spenti.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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