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Letta mortificato Renzi cinico e concreto (di G. Binetti)

di Gilda Binetti

Pur non avendo mai amato né il governo delle grandi intese né quello delle piccole che lo ha seguito, oggi non provo alcuna sodisfazione per le annunciate dimissioni di Letta.

Certo, avrei voluto ben altre azioni in questi mesi. Soprattutto, amministrando una piccola impresa, avrei voluto una azione incisiva sul versante del costo del lavoro, che non significa salari più bassi per i dipendenti ma riduzione, drastica, dell’imposizione fiscale e contributiva che fa sì che un dipendente costi quasi tre volte quel che guadagna.

Avrei voluto uno sguardo serio su alcune modalità di appalto dei lavori pubblici, che troppo spesso sembrano fatti per penalizzare le piccole imprese e consentire a tanti che hanno buone entrature di acquisire grandi lavori da subappaltare a prezzi di fame trattenendo per sé una ricchezza che non genera lavoro.

Avrei voluto una sorveglianza sulle condizioni praticate dalle banche, che da un anno introitano profitti a rischio zero sotto la voce “commissione di disponibilità fondi” di cui nessuno ha mai parlato. Una riforma fiscale che oltre a ridurre l’entità dell’imposizione su imprese e lavoratori dipendenti, trasformasse le istituzioni in partner e alleati e non solo in persecutori.

Avrei voluto investimenti massicci in piccole opere, manutenzioni, scuola, agricoltura, una politica industriale assente in questo Paese da almeno trent’anni.

In definitiva avrei voluto un cambio di modello di sviluppo, e qualche tentativo più incisivo per riprendere a distribuire un po’ di ricchezza e mobilità sociale, ché troppi miei dipendenti in famiglia sono gli unici a lavorare e troppi negozi vedo chiudere ogni giorno nella mia città.

Per questo avevo scelto il Partito Democratico nell’ormai lontano 2007 e ho continuato a votarlo in questi anni. Nel 2008 perdemmo dopo aver affossato il governo Prodi per inseguire una non troppo ben compresa vocazione maggioritaria. Poi nel 2010 ci furono troppi deputati ( non del PD) disposti a vendersi in forme più o meno indecenti (chi per un posto di sottogoverno chi proprio per soldi…) e non riuscì la sfiducia in Parlamento a Berlusconi.

Poi ci fu l’emergenza europea , lo spread, l’affidamento a Monti e al suo governo sobriamente conservatore. Poi abbiamo creduto nella serietà di Bersani ma non avevamo fatto i conti con la rabbia di tanti cittadini che, come dice bene Domenico De Santis, rappresentano quella sinistra che votò Grillo. Ma soprattutto ci siamo trovati, nel 2013, con 101 deputati che non votarono Prodi e rinunciarono a cercare una maggioranza in aula.
Così è arrivato al governo Enrico Letta, forte solo della sua credibilità, a guidare un governo che era esattamente il contrario di quella con cui il PD si presentò agli elettori in alleanza con SEL.

Binetti Gilda2
 
 

Oggi la Direzione Nazionale, con la nota formula di ringraziamento contestuale al siluramento, ha sfiduciato Letta e chiesto a Renzi di guidare il cambiamento.

Spero vivamente che questo riesca, perché il prezzo è molto alto. Dice Gramellini: il PD deve scegliere se sfiduciare il suo Segretario o il suo Presidente del Consiglio. Si perde comunque.

I numeri della Direzione non credo rendano giustizia della disillusione che ci prende, a noi militanti, ogni volta che dobbiamo inseguire fini spiegazioni politiche per darci una ragione di una cosa triste come quella di negare le parole dette fino a un minuto prima, di togliere la fiducia a un compagno di partito, di concentrarsi sulle divergenze interne anziché sulla sana competizione con partiti che la pensano in modo diametralmente diverso.

Al cittadino normale, impegnato ogni giorno nella sua quotidiana lotta di sopravvivenza, sono chiare le parole, sono chiari i sentimenti, sono chiari i bisogni. A chi crede che un partito sia una comunità politica -  e io mi sento tale -  sono ancora incomprensibili le giravolte subitanee del pensiero che definiscono alleanze e appartenenze.

Io non riesco a essere lieta in un giorno in cui decidiamo che un nostro leader non va più bene. Sarà che ho conosciuto di persona Letta, e l’immagine che ho di lui, prima che fosse premier, è quella di un amico più saggio e preparato che andava in visibilio sbocconcellando un pezzo di focaccia. Sarà che alla fin fine è stato l’unico a indebolire Berlusconi, il nostro avversario politico. Ma non riesco a felicitarmi della decisione odierna.

Non mi piaceva il governo delle larghe intese, ma ho stimato e provato amicizia per Letta. Spero che non mi rimanga il governo delle piccole intese senza nemmeno Letta.

Spero che il Segretario riesca nel suo intento. Che Deputati e Direzione abbiano preso una decisione ponderata e disinteressata.

Spero però che dopo la rottamazione dei genitori e dei fratelli non venga pure quella dei figli. Sarebbe davvero troppo, anche per una non più ingenua aderente al PD.

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