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Primarie, vendoliani sulle regole: “Chi ha paura del doppio turno?”

Bari – Michele Emiliano ottiene anche l’imprimatur di Nicola Latorre e lo spot di Gianni Pittella a Nardò, parla di “presidenza itinerante” tra le Province e raggiunge in extremis Guglielmo Minervini a Pulsano, ripiegando sull’autostop dopo un guasto all’automobile. Ma non basta e la battaglia delle primarie a sinistra rischia di riaprirsi sulle regole: “L’ostentazione di un sondaggio che individuerebbe il vincitore delle primarie del centrosinistra nel Segretario regionale del Pd contrasta notevolmente con il rifiuto del doppio turno espresso dagli stessi dirigenti e sostenitori di quel candidato”, riapre da Sel Losappio, commentando il niet di Giovanni Procacci dal quartier generale di Via Re David.

Di regole e registro dei votanti è tornata a parlare Elena Gentile, senza chiudere del tutto la porta ad una propria corsa in solitaria e non nascondendo che avrebbe preferito Nichi Vendola nei panni di “padre nobile” della coalizione e non in diretta competizione al fianco di Dario Stefàno: solo un modo per agitare lo spauracchio tra i democratici? Il “ballottaggio” dei gazebo garantirebbe la polarizzazione della contesa e plasticamente aiuterebbe a ricompattare quel fronte anti Gladiatore che, nei giorni scorsi, avrebbe sondato anche la vicepresidente della Giunta, Angela Barbanente, riavendone un no secco.

La questione, però, resta: “Il doppio turno è possibile solo se nessuno dei candidati in campo supera il 50%. Perché dunque un rifiuto pregiudiziale se si è certi di poter superare largamente questa soglia?”, stuzzica Losappio, salendo sulle barricate in tema di alleanze. “Dal Pd continuano le dichiarazioni volte a sdoganare forze dell’opposizione e in particolare il Nuovo Centro Destra per ricollegarle al centrosinistra, un pasticcio politico oltre che grammaticale che conferma come da più parti sia in atto il tentativo di cancellare l’anomalia pugliese a favore di una normalizzazione moderata”, attaccano da Sel.  E la bordata vale il doppio se si conta che arriva a stretto giro dalle parole del salentino Piconese sul possibile accordo tra dem e Udc per la presidenza della provincia leccese, investimento ampiamente replicabile anche per il dopo Vendola.

Segnali e strategie ma è difficile che la macchina rallenti ora e ci si rimetta al tavolo a limare norme e perimetro del campo, tanto più dal momento che il lasciapassare di Renzi al toscano bersaniano Enrico Rossi potrebbe leggersi come la volontà della segreteria nazionale di non mettersi di traverso sui territori. Disattivando una mina non indifferente sulla strada dell’aspirante “Sindaco di Puglia”.

(a.bucci1@libero.it)