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Processo per Carmela, il padre: “Anche lei è una figlia di Taranto”

io so carmela (1)Taranto – “È arrivato il momento di rompere il silenzio e raccontare come è stata gestita la vicenda di nostra figlia, di come le istituzioni l’hanno trattata prima e dopo la sua morte. Sperando che serva a smuovere le coscienze di chi resta inerme di fronte a queste ingiustizie, indegne di un paese che continua a definirsi democratico e civile”. Alfonso Frassanito è il padre di Carmela, una ragazza che un po’ tutta l’Italia dal 15 aprile 2007 imparò a conoscere nel suo dolore: violentata da cinque uomini, abbandonata dalle istituzioni, rinchiusa in un centro di recupero, i suoi violentatori liberi come se mai nulla fosse accaduto, Carmela si gettò dal settimo piano di un palazzo nel quartiere Paolo VI di Taranto. Aveva 13 anni. 
 
E nell’attesa dell’ultima udienza di processo ai tre maggiorenni del 12 luglio e della sentenza, costante il lavoro di supporto ed informazione del Movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto: “Non continuiamola ad uccidere Carmela come tutte le donne, con l’indifferenza”. Un ricordo ed una testimonianza, quelle di Carmela, che rivivono in una graphic novel, basata sul diario di Carmela ritrovato dopo la morte, un grido d’aiuto, di rabbia e di speranza: “Ho cominciato un diario, l’ho chiamato la storia più brutta della mia vita”, scriveva a 12 anni.  Realizzato in collaborazione con l’associazione “Io so’ Carmela” fondata dal padre, affinché tutto questo in futuro possa non ripetersi più, e da Alessia Di Giovanni e Monica Barengo per Becco Giallo, rispettivamente autrice ed illustratrice. Il libro non avrà solo un’importanza per far sì che la storia di Carmela arrivi a tutte e tutti, sarà usato anche come prova.
 
Alfonso Frassanito, però, non ha nascosto un certo rammarico: “Voglio vedere – ha denunciato riferendosi agli imputati – se hanno il coraggio di vivere una vita tranquilla con quello che hanno sulla coscienza. Speriamo di arrivare a una sentenza giusta“. Un processo, quello della piccola Carmela, passato nell’indifferenza al contrario del processo Scazzi: “Il tribunale si trasformava in una piccola Hollywood e sentivo – ha rivelato Alfonso – molta ipocrisia nella gente. La motivazione per cui partecipavano alle udienze è che chiedevano giustizia. Mi chiedo dove siano ora. Anche Carmela è una figlia di Taranto”.