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Reddito di cittadinanza, Losito graffia: “Frottole, chiamatelo sussidio”

Bari – È uscito da Sel sbattendo la porta, all’indomani dello strappo tra democratici e vendoliani sulla Giunta, Fabio Losito. E se la maretta si è placata ed Antonio Decaro può dormire sonni tranquilli, senza temere attacchi dal partito del Governatore, l’ex assessore alle Politiche giovanili di Michele Emiliano non risparmia stilettate al primo cittadino e al nuovo esecutivo. Ad esempio sul reddito di cittadinanza, o di cantiere, che dir si voglia: “Quello che il PD ha spacciato per reddito di cittadinanza in realtà non era altro che una forma di sussidio, come tante altre, che potrebbe essere erogata applicando i criteri più disparati”, spegne gli entusiasmi Losito, “Sono davvero curioso di verificare il tasso di innovazione delle cooperative che saranno coinvolte in questa mega burla”.

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L’accordo in questione, varato con la Regione e i fondi di Palazzo di Città e UE, prevede proprio la possibilità per soggetti svantaggiati - le cui condizioni di necessità siano conosciute dai servizi sociali - di ottenere 400 € al mese per un anno, fornendo ore di prestazioni lavorative ad associazioni e cooperative. “Nessun assistenzialismo”, ha precisato lo stesso Decaro ma a Losito non basta: “Ho provato un sistematico senso di vergogna durante la campagna elettorale, perché sono abituato a non raccontare frottole e mi sono rifiutato di utilizzare questo argomento. Il tema era diventato di sconvolgente attualità. Sconvolgente soprattutto per che da anni si era battuto su un tema che ci parla di nuovi assetti del sistema economico e produttivo”, attacca, entrando nel merito dei costi. “I giornali parlano di una misura attuata grazie ai 400.000 € della Regione ma facendo due conti è facile verificare che la misura, per come è stata presentata, costerà alle casse comunali almeno 1.920.000 € l’anno”. 

Nel day after del bilancio dei primi 50 giorni di amministrazione e con il primo cittadino impegnato a presidiare di persona più fronti per “rimettere in moto la macchina comunale”, l’ex esponente Sel punta il dito e graffia: “Non sono contro questa misura, una delle tante attuate dal Comune per rispondere ai casi più difficili, ma trovo vergognosa la spettacolarizzazione dell’ovvio e l’uso improprio delle categorie. Il sussidio va chiamato con il proprio nome, per il reddito di cittadinanza dobbiamo attendere che Renzi si schianti per riprendere a parlarne. Ovviamente spero che questo accada prima che inizi a riscrivere lo Statuto dei Lavoratori”.

(a.bucci1@libero.it)

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