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Sel, umori dall'assemblea: 'Puglia 2015, una partenza non molto pugliese'

Puglia 2015: una partenza non molto pugliese

E’ notizia dell’altro ieri e c’ero: Nichi Vendola decide di fermarsi al secondo mandato. Occorre dire, sono stati nove anni, saranno dieci (a questo proposito rammento a tutti e tutte, che è bene continuare ad occuparsi della Puglia per un anno ancora stabilendo un’agenda di priorità condivise con i pugliesi e le pugliesi), importantissimi per la Puglia: su questo non ci piove o ci è piovuto moltissimo, nel clima desertificato anche nel senso letterale del termine in cui l’aveva lasciata Raffaele Fitto.

Ed è stato un processo collettivo di certo non nato con un comitato dell’ultim’ora: scorrono nella mia mente le pagine di cronaca bianca del movimento pacifista, l’intreccio col movimento per la salute, le vertenze ambientali, il movimento studentesco. La professione ed altro mi hanno certo abituata a ragionare, rammento in assemblea allo stesso Nichi, ma la prima ragione per cui vale la pena vivere e fare qualsiasi cosa, cito il caro vecchio Giudizio Universale di Cuore, di cui ero attenta lettrice, lo dicono in tanti e tante su questa Terra, è l’amore. E una qualche forma d’amore collettivo, tanto non retribuito, ha portato la Puglia a essere quella che è.

la Forgia Vendola
 

L’esperienza è proseguita nel 2010, quando tante persone ci hanno messo la faccia, con le Fabbriche di Nichi nate in tutta Italia e in giro per il mondo, con alcuni/e esponenti autorevoli in coraggioso dissenso dal Pd a sostenere un secondo mandato.

Ed è proseguita con tante pagine di cronaca bianca che, in tempi di crisi, riescono a farla vivere. Ha resistito alla crisi con innovazione e partecipazione quando chi ha gestito la Regione Puglia si è fatto/a portavoce di un progetto e non leader.

L’esperienza ha subito brusche interruzioni quando hanno prevalso i giochi di palazzo sulle pratiche partecipative. Si pensi ad esempio alle trentamila firme di iniziativa popolare bruciate sulla rappresentanza di genere, affossate anche da un pezzetto della maggioranza.

Pertanto mi pongo alcune domande. Perché quanto sta accadendo succede a luglio, periodo in cui c’è deficit di partecipazione? Perché accade non solo senza un processo partecipato alle spalle, ma con autocandidature ratificate, che, l’ho già detto nelle sedi opportune, non condivido? Perché una tessera non era importante nel 2010, contava l’impegno vivo e le pratiche della Puglia, e lo è ora? Perché non lo era per le comunali baresi è lo è ora? Cosa si vuole fare della Puglia quando ci si candida?

Per me viene prima di tutto il resto. Perché si ha una sindrome di specchiamento con il Governo nazionale che fa molte scelte che critico, mentre non si coglie l’eccentricità di molte esperienze di Governo locale, che sono  ovviamente questione nazionale? Anzi, dico meglio, non si coglie l’eccentricità malata dell’esperienza di Governo nazionale che si sostanzia maggiormente su quanto sta accadendo su legge elettorale e riforme, cioè, tanto per cambiare, chi decide ciò che si decide? Del patto irrimediabilmente rotto con l’elettorato, coadiuvato da una legge elettorale incostituzionale?

Queste domande mi pongo oggi, alla luce delle cose che ho detto e fatto in questi anni, di tante cose dette e fatte da tante persone, con cui questo percorso allo stato delle cose non collima. Se ci sono innanzitutto persone, singole e organizzate, e poi guide di una coalizione, che battano un colpo.

Avv. Francesca la Forgia

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