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Taranto, emergenza profughi Stefàno: “Non lasciateci soli”

Taranto, emergenza profughi Stefàno: “Non lasciateci soli”

“Mi chiamano clandestino perche non ho documenti, mi chiamano clandestino, sono un pericolo per la legge”, così recita il testo di una famosa canzone di Manu Chao. Sono passati anni dai primi approdi in Puglia ed in Italia in generale, ma il vero grande tema è sempre l’approccio culturale in relazione agli importanti flussi migratori: immigrati clandestini o profughi?

Comunque la si voglia affrontare quella dell’emergenza migratoria in Puglia è un tema che ha coinvolto oggi tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale con un dibattito lungo e significativo. Il presidente del Consiglio Onofrio Introna ha comunicato l’assenza del ministro Angelino Alfano, impossibilitato per impegno internazionali legati alla presidenza italiana dell’unione europea.

È stato chiaro il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, grato al Consiglio regionale della Puglia per aver voluto ascoltare la voce di chi tutti i giorni fa i conti con questa emergenza. “Noi tarantini – ha detto – stiamo accogliendo a braccia aperte queste persone che vengono a cercare la salvezza dagli orrori della guerra”.

Migranti Taranto6
 

“Persone”, appunto, questo è il corretto approccio, sono esseri umani, uomini, donne, bambini che cercano accoglienza. Stefàno ha annunciato che oggi pomeriggio a Taranto alle 18.00 arriverà un’altra nave con più di 1300 persone.

Sono transitate a Taranto più di 7000 persone, ne sono rimaste ad oggi 500. “Da soli non ce la possiamo fare” – dice Stefàno – siamo pronti a fare tutto anche a costo di sacrifici, non ci tireremo indietro, ma siamo grati alla Regione per l’interesse  e per quello che potrà fare per aiutare la mia città e queste persone.

Ma la Regione non può fronteggiare questa emergenza da sola. Il presidente Introna lancia una ipotesi di incontro a Lampedusa e Taranto con il Governo nazionale durante il periodo del semestre europeo per poter sensibilizzare l’Europa, “per indurla – dice il presidente del Consiglio regionale – ad osservare da vicino quanto accade nel Mediterraneo. Un  modo non solo simbolico ma concreto per scuotere le coscienze di un continente distratto, troppo lontano, troppo a lungo assente, quasi spaventato, chiuso in un egoismo che contrasta in modo stridente con la tradizionale sensibilità dell’Europa nei confronti dei diritti umani”.