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PugliaItalia
Taranto le cose cambiano

di Mario Pennuzzi

Marzo 2013

-        Ma dove sono le mie cassette audio?

-       Ma sembra che tu viva in un altro posto è da tanto che non ci sono più, dovevo far posto ai libri, ne hai così tanti che non c’è posto per altro… e poi cosa te ne fai di vecchie cassette musicali ?

-        Sono le musiche che ho accumulato nel corso della mia gioventù ed anche dopo.

-       Ok, ma cosa te ne fai, se vuoi ascoltare un brano oggi basta connetterti, cosa te ne fai di nastri anche consunti? Le cose  fortunatamente cambiano………..

 

Non c’è verso di spiegarsi, in fondo ha ragione;  ma alle mie vecchie cose non sono mai pronto a rinunciare.

-       Veramente mia cara, la cassetta che cercavo non la posso trovare su internet perché l'hai registrata tu.

 

Taranto Borgo
 

30 Marzo 1980  domenica delle Palme.

La primavera è esplosa  la campagna è fiorita  gli arbusti spinosi ed i papaveri hanno riempito di giallo e rosso la macchia mediterranea , e poi il glicine delle malve, il bianco dei peri selvatici e dei mandorli, creano una rigogliosa esplosione di colori.

Io e Carmela siamo sposati da qualche mese, ma la nostra casa non è ancora pronta, per cui abbiamo deciso di abitare con i suoi, in questa villa isolata in campagna, al centro di questa incontaminata macchia mediterranea.

Tutta la  campagna intorno  è rocciosa ed incolta,  tutta quella terra  per centinaia di ettari era appartenuta  ad un unico grande agrario, che pensava di utilizzarla  per aprire nuove cave ditufo; poi a Taranto era giunta la grande industria, la città era cresciuta e qualcuno s’era inventato una villettopoli abusiva, ma di buon livello abitativo per i quadri e dirigenti dell’Italsider. L’Opera  era ben riuscita e lucrosa, così il nostro agrario aveva pensato di seguire quell’esempio con una nuova lottizzazione ,anch’essa abusiva, che correva lungo una strada provinciale di campagna.


 

Troppo tardi s’era deciso a tentare l’impresa. Le nuove leggi rendevano più difficile realizzare tali iniziative, la zona inoltre distava troppo dai centri abitati per rendere facile l’allaccio dei servizi essenziali, per cui lì non arrivava la linea telefonica, né l’elettricità, l’acqua era raccolta i cisterne e pozzi neri sostituivano la fogna. Così l’operazione era sostanzialmente fallita, molti lotti erano rimasti invenduti, tra quelli venduti solo pochi, quattro o cinque in un chilometro di strada, erano diventate abitazioni, il resto era stato riconquistato dalla vegetazione della macchia mediterranea.

Tutta la zona traeva il nome da un’antica masseria abbandonata Grottafornara, una masseria che si occupava soprattutto di pastorizia, con grandi ovili costruiti con muri a secco; altri  lunghi muri a secco suddivideano il terreno. Poi intorno si produceva la calce, la carbonella dai rovi, il miele, le mandorle. Il terreno coperto di rocce era segnato dai fori lasciati dai pali di antichi pagliai, e da profondi solchi incisi dal lungo passare di carri. Qua e là cisterne per la raccolta delle acque meteoriche, per alimentare gli abbeveratoi degli animali.

Tutta la zona era visitata in autunno dai raccoglitori di funghi e d’estate dai cercatori di asparagi. Così era accaduto, un giorno, che uno di questi - fermata l’auto nella stradina  che porta a Statte - aveva fermato la macchina  “in folle “ e senza freno a mano. L’auto aveva cominciato a muoversi, ma non nella direzione che la logica avrebbe richiesto: andava verso l’alto. Il Corriere aveva pubblicato la notizia di questa singolarità ed in quella bella domenica di primavera la strada sempre solitaria si era fatta eccezionalmente affollata di curiosi, che si recavano sul posto per verificare, con la propria auto, la veridicità del racconto.

Pennuzzi Mario
 

La cosa davvero stimolante, un'occasione per giocare un po’. Così, terminato il pranzo, ci recammo tutti e quattro, (avevamo ospiti anche Gabri e Valter), sul posto con un registratore. Le due ragazze, microfono alla mano, incominciarono ad intervistare le persone, spacciandosi per corrispondenti di un noto giornale nazionale.

Io e Valter più discosti osservavamo la scena  cercando di non ridere.

- Signore siamo due giornaliste, ci può dire perché siete qui?

- Non lo vede? Le auto salgono da sole.

- Ma qual è il motivo di questo fenomeno?

- Non so, probabilmente è effetto dell’inquinamento.

- Io penso che possa esserci qualche installazione militare sotterranea che crea del magnetismo.

- Ma….. io invece penso che non siamo soli nell’universo, può darsi che qui sia venuto qualcuno di Loro…

- Degli extra-terrestri?

- Si.

Si avvicinano alla più anziana del gruppo, una vecchietta arzilla e grinzosa :

 - E lei signora, cosa ne pensa?

- Cosa volete che vi dica, figlie mie? Io ho ottanta anni, ho visto cambiare tante cose, la politica, la vita, la natura. C’è forse da stupirsi che possa cambiare anche una strada?

 

Taranto CastelloA
 

Marzo 2014   

Sono tornato sulla stradina  del mistero. Le cose non sono più uguali ad allora. Gli alberi e gli arbusti non ci sono più, divorati dai tanti incendi dolosi che l’estate colpiscono le campagne, i muretti a secco sono in gran parte diventati mucchi informi di pietre, che rotolando rendono insicura la strada che ora è piena di buche e deformata.

Ho riprovato l’esperimento di allora, ma la strada è mutata ed il fenomeno non si riproduce più. Cosa è accaduto? Forse la deformazione dell’asfalto ha mutato la pendenza, o forse la mancanza degli alberi e dei muri fa sì che quella illusione ottica, che un tempo faceva apparire una risalita che non c’era, non si verifichi più. Una sola cosa è certa le cose cambiano e non sempre per il meglio.

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