Raccontare le storie di una terra ricattata, mortificata e disperata, come quella che circonda la città di Taranto, in cui un posto di lavoro viene pagato in termini di salute, accende la voglia di raccogliere e di trasformare il profluvio di lamenti, che scaturisce dal soffocamento, acre, diffuso e quotidiano, in un potente coro di voci di riscatto.


Maria Grazia Serra a Taranto fa il medico e ascolta storie, che spesso vanno al di là del mero problema per cui i pazienti si trovano seduti li, dinanzi a lei, sulla sedia del suo ambulatorio. Le persone le raccontano della loro situazione di lavoro, le confidano i loro dubbi, le parlano della rabbia e della rassegnazione…meno spesso della speranza che qualcosa – prima o poi – possa cambiare.
Molte di queste storie hanno un comune denominatore: la preoccupazione che stato di salute personale e quello dei cari siano legati all’inquinamento opprimente della Città dei due Mari.
Così, ritrovandosi piena di storie, la dottorressa Serra decide di affidarle all’Ecopoesia, una forma poetica semplice che, attraverso l’emozione, ha l’ambizione di risvegliare una presa di coscienza collettiva, sui limiti dell’uomo nei confronti della natura. Per farne uno Zibaldone di “Canzoni di rabbia, d’amore di città”.

Il progetto che sottintende questa impresa è provocatorio, nei confronti delle istituzioni, e a favore della fascia d’età più vulnerabile all’insulto dell’inquinamento. L”intero ricavato sarà impiegato per realizzare uno spazio per i bambini del quartiere Tamburi, per dar loro la possibilità di giocare e respirare meglio, tramite la piantumazione di verde mangia-inquinamento, in un’area magari attrezzata con giochi.
“Spero di presentare questa raccolta in altre città – dice ad Affaritaliani.it l’autrice – perché credo che sia la salute, sia l’infanzia rappresentino un vero e proprio patrimonio universale.
Prossimi appuntantenti: L’Aquila in una libreria, Trani al porto e Campobasso tra i Monti del Molise. Ma il calendario è in continuo aggiornamento.
(gelormni@affaritaliani.it)
