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‘Diagnosticare un tumore al giorno’

Nel mondo intero come dato statistico sarebbe comprensibile, non accettabile certo. Ma ci sta.

In una nazione di 60 milioni di persone, l’Italia, sarebbe ancora comprensibile.

Ma in una sola città come Taranto comincerebbe ad essere preoccupante.

Se poi la notizia si riferisse al lavoro di un solo medico, allora è terrore puro.

Taranto corteo2


Riflettiamo insieme: un solo medico diagnostica un tumore al giorno.

E gli altri?

Una città di 200mila abitanti ha un medico che diagnostica 365 tumori all’anno.

Vogliamo dire che almeno altri 3 medici fanno la stessa cosa?

Siamo a 1000 tumori all’ anno. In dieci anni, diecimila…

Mortali. Eh si, perché stiamo parlando dei big killers, polmoni pancreas e fegato. E c’è poi il nuovo arrivato, quello che si firma con una sigla degna di una formazione terroristica, GBM.

Il suo nome completo sembra emergere dagli invertebrati  del cenozoico, GlioBastoma.

E invece è  figlio della modernità.

Taranto corteo1

Direte che sto andando troppo lontano.

No, non é così…

Seguitemi.

Una magistrato coraggioso - da ammirare e emulare nonché difendere - sfida la macchina d’acciaio, la corruzione d’acciaio, la tempra d’acciaio degli industriali del Nord, che ammorbano Taranto in nome del profitto moderno e del moderno culto del lavoro. Una specie di neo paganesimo rovesciato, che nulla concede alla santità del corpo, dell’anima. Della vita come valore irrinunciabile.

Una Donna di Giustizia.

Al suo apparire i moderni sacerdoti della tecnica subito rizzano orecchie gambe e lingua e scendono nell’arena per difendere la chiesa delle tecnica, adoratrice del Moloch del progresso in nome dei loro numeri in banca.

La coincidenza o la sfortuna vuole che nel momento in cui la nostra Donna di giustizia alza il suo braccio destro,  i tecno-sacerdoti siedano al governo del Paese…Ma che strano

Così, vestiti con le paratie e i sacramenti dei ministeri del Potere, pugni sul tavolo, impauriscono, calcolano, promettono.

E fermano la mano della Donna di giustizia.

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Ma non fermano i tumori, le morti, il dolore.

La città è attonita non capisce, ha le idee confuse,non ha opinioni e non riesce più a capire i dati.

Intanto i signori venuti dalle nebbie si sfregano le mani, un tesoro di 4miliardi di euro resta lì, intonso. E come avevano promesso loro le lobby romane, nel Paese non si parla più di chiudere la fabbrica, ma di trasformarla a spese dello Stato: 5 miliardi, 10… che importa.

Già che importa, vero?

Che importa che i soldi non ci sono, che importa se tutto si calmerà passata la buriana, magari convincendo con la forza la Donna di Giustizia a desistere.

Come ridono e brindano tra arazzi e ville toscane i tecno-ministri votati al paganesimo del progresso nella loro missione contro la religione della vita.

Tutto si può sacrificare al progresso, alla tecnica. E mentre scrivo chiedo a Dio di salvarmi il cuore, perché mi accorgo che non sto parlando di sacrificio in senso figurato, né analogico o metaforico. Trattasi di vero sacrificio, quasi genocidio, concetto tanto caro agli ufficiali neri dell’Anherbe Himmleriana.

La propaganda di costoro tutto confonde, confuse le cause di morte con dati altri, confusi i confini delle città, la storia degli altri, le vittime con  il destino. Confuso il progresso con la modernità.

Questa della fabbrica, del lavoro, delle vite schiacciate è la grande religione della Modernità.

riva ilva todisco

Il Progresso invece sta da un'altra parte. Negli occhi e nel cuore della Donna di Giustizia, che silenziosa continua a combattere, nei passi dei 5-10.000 cittadini che hanno paura e dolore, nelle parole e nella rabbia di chi vi sta scrivendo.

L’Ilva va chiusa, come si chiude un ferita, una messa, una tomba.

E non solo perché uccide, ma perché è tempo che la religione del corpo e dell‘anima, dello spirito e della vita vinca sul paganesimo della modernità; su quel Moloch in doppio petto seduto su montagne di cadaveri dei campi di Aushwitz, delle mura di Stalingrado, delle pianure di Hiroshima. Lo puoi vedere sorridente e beffardo nel vento di polvere nera che si alza dal parco minerario dell’Ilva di Taranto.

Ogni giorno.

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