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29 settembre 1799 – Roma cambia ancora padrone: finisce la Repubblica giacobina

Oggi ricordiamo il tramonto della Repubblica Romana giacobina, nata appena un anno e mezzo prima sotto l’influenza della Francia rivoluzionaria. Roma torna verso il potere pontificio dopo mesi di occupazioni, rivolte, crisi economica e continui cambi di regime.

29 settembre 1799 – Roma cambia ancora padrone: finisce la Repubblica giacobina

Il generale francese Garnier consegna la città alle truppe napoletane. Dopo appena un anno e mezzo tramonta la Repubblica Romana nata sull’onda della Rivoluzione francese e Roma torna verso il potere pontificio.

A Roma i regimi passano, i palazzi restano. Il 29 settembre 1799 è uno di quei giorni in cui la storia della Capitale cambia insegna quasi senza avere il tempo di smontare quella precedente: il generale francese Pierre Garnier cede Roma alle truppe del Regno di Napoli. Il giorno successivo i soldati borbonici entreranno in città da Porta San Giovanni. È la fine della Repubblica Romana del 1798-1799, uno degli esperimenti politici più brevi e tormentati della storia cittadina.

La rivoluzione francese arriva sotto il Cupolone

Tutto era cominciato il 15 febbraio 1798. Dopo l’occupazione della città da parte delle truppe del generale Louis-Alexandre Berthier, i patrioti romani dichiararono decaduto il potere temporale del Papa e proclamarono la Repubblica. Pochi giorni dopo Pio VI fu costretto a lasciare Roma.

La nuova Costituzione, approvata nel marzo successivo, si ispirava direttamente al modello francese del 1795: un Consolato di cinque membri, un Tribunato e un Senato. Sulla carta una rivoluzione istituzionale; nella realtà il potere rimase largamente condizionato dalla presenza militare francese.

E soprattutto Roma non sembrava avere troppa voglia di farsi rivoluzionare.

Difficoltà economiche, tasse, requisizioni e malcontento popolare alimentarono rivolte e resistenze. I giacobini romani erano una minoranza e il nuovo ordine faticò a conquistare il consenso di una popolazione ancora profondamente legata al Papa.

Borboni, francesi e una città continuamente occupata

Nel novembre 1798 Ferdinando IV di Napoli tentò di approfittarne e occupò Roma, ma l’esperimento durò pochissimo: il generale francese Jean-Étienne Championnet riconquistò la città e il 14 dicembre ristabilì la Repubblica.

La seconda vita del regime sarebbe però stata ancora più breve.

Nel 1799 le armate francesi cominciarono a perdere terreno in tutta Italia sotto la pressione della coalizione austro-russa. Cadde anche la Repubblica Napoletana e Roma rimase sempre più isolata. Le rivolte nelle campagne e l’ostilità verso i francesi fecero il resto. Nel luglio 1799 gli stessi occupanti sospesero le assemblee repubblicane e il Consolato, affidando il governo a un comitato sotto il loro diretto controllo e proclamando lo stato d’assedio.

Il finale era ormai scritto.

Il 29 settembre Garnier consegnò Civitavecchia agli inglesi e Roma ai napoletani. Il 30 settembre le truppe borboniche entrarono nella Capitale mentre molti esponenti repubblicani prendevano la strada dell’esilio. L’ultima resistenza repubblicana nello Stato pontificio, ad Ancona, sarebbe terminata il 13 novembre.

Una Repubblica durata poco, ma non passata invano

L’esperimento romano era durato poco più di un anno e mezzo e aveva vissuto quasi sempre sotto tutela militare francese. Eppure qualcosa lasciò.

Nuove istituzioni, nuove idee sulla cittadinanza e sul rapporto tra Stato e Chiesa, progetti di riforma sociale e perfino ipotesi di redistribuzione delle terre entrarono per la prima volta nel dibattito politico romano. Molte non furono mai realizzate, ma contribuirono a incrinare un sistema che sembrava immutabile.

Roma tornò sotto il dominio pontificio, ma aveva ormai scoperto una cosa pericolosa per qualsiasi potere assoluto: anche il governo del Papa poteva cadere.

Cinquant’anni dopo, nel 1849, la città avrebbe riprovato a chiamarsi Repubblica.