Protagonista di quasi mezzo secolo di giornalismo sportivo, una delle voci più amate della radio italiana
Il 4 novembre 1928, a Roma, nasceva Alessandro Ciotti, per tutti Sandro. Nessuno poteva immaginare che quel bambino sarebbe diventato una delle voci più celebri d’Italia. Una voce graffiata, profonda, quasi impossibile da imitare, capace di trasformare una partita di calcio in un racconto e un pallone calciato in un’immagine nitida, anche per chi aveva davanti soltanto una radio.
Ciotti apparteneva a un’epoca in cui il calcio non si guardava su uno smartphone, ma si immaginava. E lui, con poche parole, riusciva a far vedere persino quello che le telecamere non mostravano.
Da Trilussa alla Lazio, passando per il violino
Romano di nascita e di temperamento, Sandro aveva un padrino di battesimo decisamente fuori dal comune: Trilussa, il grande poeta della romanità. Il padre Gino era giornalista e in famiglia l’amore per le parole non mancava. Ma il giovane Ciotti coltivava anche altre passioni. Studiò violino all’Accademia di Santa Cecilia e giocò a calcio nelle giovanili della Lazio, proseguendo poi nelle categorie minori. Prima di raccontare i calciatori, insomma, aveva provato a diventarlo.
Nel 1954 iniziò la carriera giornalistica, occupandosi soprattutto di musica. Conobbe artisti come Fred Buscaglione e Luigi Tenco, scrisse canzoni e seguì il Festival di Sanremo. Nel 1958 entrò in Rai e due anni dopo, durante le Olimpiadi di Roma, raccontò la sua prima partita: Danimarca-Argentina.
Quella voce roca diventata un marchio di fabbrica
La leggenda racconta che il suo timbro inconfondibile nacque nel 1968, durante le Olimpiadi di Città del Messico, dopo quattordici ore di diretta sotto la pioggia. Un edema alle corde vocali avrebbe trasformato per sempre la sua voce. La storia, raccontata dallo stesso Ciotti, presenta però una curiosità: alcuni filmati Rai mostrano che il radiocronista aveva già un timbro particolare prima di quei Giochi. Di certo quella voce divenne la sua fortuna. Con Tutto il calcio minuto per minuto, Ciotti entrò nelle case di milioni di italiani, accompagnando le domeniche tra pranzi in famiglia, schedine del Totocalcio e radioline appoggiate sul tavolo.
Il mistero di «Clamoroso al Cibali!»
A Ciotti viene attribuita anche una delle esclamazioni più famose della storia calcistica: «Clamoroso al Cibali!», riferita alla sorprendente vittoria del Catania sull’Inter nel 1961. Peccato che nessuno sia riuscito a trovare una registrazione capace di dimostrare che quelle parole siano state effettivamente pronunciate da lui. Un piccolo giallo radiofonico che, anziché ridimensionare il personaggio, ha finito per alimentarne la leggenda. Dopo oltre 2.400 partite raccontate, Ciotti lasciò le radiocronache nel 1996. Morì a Roma il 18 luglio 2003, a 74 anni.
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