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Allarme ISPRA, il cemento si mangia altri 74 ettari di verde. Le possibili soluzioni all’emergenza green

74 ettari di nuovo consumo di suolo nel 2025, ma la città possiede oltre 10mila ettari potenzialmente recuperabili. La sfida è passare dalle possibilità individuate dall’ISPRA ai progetti concreti di rinaturalizzazione.

Allarme ISPRA, il cemento si mangia altri 74 ettari di verde. Le possibili soluzioni all’emergenza green

La Capitale torna ad accelerare sul consumo di suolo. Ma oltre 10mila ettari potrebbero essere recuperati. La sfida è trasformare l’asfalto in natura

Roma continua a crescere, ma il conto lo paga la terra. Nel 2025 la Capitale ha sacrificato altri 74 ettari di suolo, conquistando un primato nazionale di cui avrebbe volentieri fatto a meno. A certificarlo è il rapporto SNPA-ISPRA sul consumo di suolo, che fotografa una città sempre più impermeabilizzata, dove il cemento avanza e il verde arretra. Eppure, sotto l’asfalto, si nasconde anche un’opportunità: recuperare migliaia di ettari oggi sottratti alla natura.

Roma capitale del cemento, il Lazio sul podio

Il dato romano rappresenta il peggior risultato dell’ultimo triennio e interrompe il precedente percorso di riduzione del consumo di territorio. Un fenomeno che riguarda l’intero Paese: in Italia scompaiono sotto nuove superfici artificiali 3,2 metri quadrati di suolo ogni secondo, per un consumo netto annuo di 95 chilometri quadrati.

Il Lazio occupa il secondo posto nazionale, alle spalle della Sicilia. A contribuire al risultato è anche la provincia di Viterbo, dove la diffusione degli impianti fotovoltaici a terra ha inciso significativamente sulla trasformazione del paesaggio agricolo.

Le conseguenze non sono soltanto estetiche. Ogni metro quadrato impermeabilizzato riduce la capacità del terreno di assorbire acqua, favorisce le isole di calore e sottrae spazio alla biodiversità e alle coltivazioni.

Diecimila ettari da restituire alla natura

La buona notizia arriva proprio dall’ISPRA: Roma dispone di un potenziale di recupero di 10.294 ettari, circa la metà su terreni pubblici. Parcheggi inutilizzati, piazzali abbandonati e immobili dismessi potrebbero trasformarsi in spazi permeabili e aree verdi.

La tecnica si chiama depaving: eliminare cemento e asfalto per restituire al terreno la capacità di respirare e assorbire acqua. Nell’intera provincia romana le superfici potenzialmente recuperabili sfiorano i 15mila ettari. Un patrimonio ambientale ancora tutto da valorizzare.

Il Campidoglio: il Giubileo pesa sui numeri

L’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia invita a contestualizzare il dato. Secondo la sua ricostruzione, 17 dei 74 ettari consumati dipendono dalle infrastrutture realizzate a Tor Vergata per il Giubileo. Pesa inoltre l’enorme estensione territoriale del Comune. La strategia indicata dal Campidoglio punta sulla riqualificazione dell’esistente, come nel progetto dell’ex Fiera di Roma, dove è prevista una consistente riduzione delle superfici impermeabilizzate.

La questione, dunque, non è scegliere tra sviluppo e ambiente, ma stabilire quanto territorio sia davvero necessario sacrificare. Perché costruire può significare progresso, mentre continuare a coprire di cemento ogni spazio disponibile rischia di presentare un conto salatissimo alle prossime generazioni.

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