Biancocelesti primi in Serie A, Olimpico semivuoto e guerra aperta al presidente
La Lazio guarda tutti dall’alto, ma dalle tribune dell’Olimpico qualcuno continua a guardarla da lontano. Dieci gare, 28 punti, nove vittorie: Gattuso guida una festa alla quale molti invitati hanno deciso di non presentarsi. Il motivo ha un nome e un cognome: Claudio Lotito.
Il paradosso biancoceleste è diventato materia da dibattito nazionale, con il direttore del Foglio Claudio Cerasa che punzecchia Luigi Bisignani, dai corridoi del potere alle barricate biancocelesti.
Bisignani e la protesta: vincere non assolve Lotito
In una lettera al Foglio, Bisignani rivendica una fede laziale che attraversa quattro generazioni e difende lo sciopero degli spalti. Disertare l’Olimpico, spiega, non è abbandonare la squadra, ma rifiutare che una vittoria cancelli anni di contrasti con la proprietà.
I gol si festeggiano comunque, magari davanti alla televisione o seguendo i biancocelesti in trasferta. Ma per concedere un perdono politico-sportivo al presidente, sostiene Bisignani, non basta la classifica. Insomma, il cuore tifa Lazio mentre il portafoglio resta in tasca.
Cerasa ribatte: e se avessero torto anche i tifosi?
La replica di Cerasa è breve ma urticante come il sale su una ferita: se l’accusa a Lotito era quella di aver distrutto la Lazio, adesso che la squadra comanda il campionato bisognerà riconoscere qualche merito anche alla società. Oppure i risultati valgono soltanto quando confermano una protesta?
Il direttore non nega gli errori dei presidenti. Chiede però se l’infallibilità sia davvero una prerogativa delle curve. Domanda scomoda in un calcio dove si cambia allenatore più facilmente che opinione.
L’Olimpico silenzioso e il miracolo al contrario
A rendere ancora più surreale la vicenda è il racconto di Andrea Minuz, sempre sul Foglio: una Lazio spettacolare che continua a vincere mentre i suoi sostenitori disertano le tribune. C’è perfino chi si chiede se quel silenzio non aiuti Gattuso e i giocatori a lavorare senza il peso delle aspettative.
Sarebbe la prima rivoluzione del tifo fondata sull’assenza: meno cori, più punti. Una provocazione, certo. E vincere non cancella le ragioni di chi protesta. Lotito è contestato, la Lazio è prima e i tifosi sono divisi persino sul diritto di esultare. Alla fine il campionato assegnerà una posizione in classifica. Per stabilire chi abbia ragione sugli spalti, invece, potrebbe non bastare neppure lo scudetto.
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