Sono migliaia, credenti, curiosi e turisti della Storia che si compie, romani e pellegrini in cerca dell’abbraccio di un Pontefice che si riscopre amato proprio nel momento in cui rassegna le sue dimissioni. É il popolo di Joseph Ratzinger, giunto a sentire il suo penultimo Angelus da Pontefice. Tutt’altro che sfiduciati dalla sua umiltà riconoscono nel suo gesto “un atto di coraggio, ma soprattutto un atto di governo della sua Chiesa”
I cartelli recitano “grazie” ma anche “rimani”, “resta” ma anche “saremo sempre con te”. É una piazza colorata quella che aspetta sotto la finestra del palazzo apostolico. Sono in 50mila ad affollare piazza San Pietro fin dal mattino. Un appuntamento, che si ripeterà domenica prossima per l’ultima preghiera dell’Angelus di Ratzinger, nonché per l’udienza generale di mercoledì. Una sorta di prova generale in vista dell’afflusso di fedeli previsto per il Conclave, che potrebbe anche essere anticipato in una data compresa addirittura tra il 5 e il 10 marzo. Ci sono motivi molto politici che inducono verso un’accelerazione tra cui la necessità di dare subito una guida stabile alla Chiesa. Tuttavia il profondo sconcerto che dai più viene visto agitarsi in seno alla comunità lascia il posto a una profonda presa di coscienza di una situazione storica sì, ma non rivoluzionaria. “Sicuramente un atto di coraggio – dicono le voci della piazza – con conseguenze positive per il rinnovamento”.
Vengono da Milano, ma non vogliono parlare del toto-conclave che vuole Scola come successore di Ratzinger: “Quello del Santo Padre è un atto di coraggio, quello di un vero capo di governo. Ha dimostrato come il suo è un incarico di servizio, e la rinuncia è un vero atto di umiltà.”
Non è un Papa giovane di età quello invocato dalla piazza per sostituire Benedetto XVI, ma con una forte giovinezza spirituale. Deve prendere il posto di una guida “che ci ha fatto vedere che siamo autorizzati ad essere deboli”.
La profezia di Malachia non spaventa: due papi possono convivere. “Anzi, spero che la saggezza e l’esperienza di Ratzinger possa essere al servizio del nuovo Pontefice”.
E se il prossimo fosse un Papa nero? “E allora? Che male ci sarebbe? Anzi, forse è davvero arrivato il momento che questa Chiesa diventi un po’ meno romanocentrica e meno avvezza agli inciuci della politica”. É una piazza viva quella di San Pietro, e forse un po’ anche arrabbiata. Non con il Papa si intenda. “Se è stato padrone della sua decisione ha fatto bene. Come avrebbe potuto continuare i suoi viaggi per il mondo a quell’età – sospira un’allegra ottantenne – ora la Chiesa deve darsi una guida che sia meno chiusa nel palazzo e più vicina alla gente”.
Umano troppo umano, ma non per il popolo. Siamo in campagna elettorale, anche a Piazza San Pietro durante il penultimo Angelus di Benedetto XVI.

