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Acea, altro schiaffo a Marino. Ma assemblea entro 40 giorni

Acea, altro schiaffo a Marino. Ma assemblea entro 40 giorni
paolo gallo acea
Bocciato dal tribunale il ricorso del Sindaco contro la decisione del cda che ha convocato i soci il prossimo 5 giugno. “Troppo tardi” secondo il Campidoglio che ora chiederà di poter procedere contro l’amministrazione per gravi irregolarità

La guerra per il controllo di Acea è già inziata in tribunale. L’assemblea dei soci resta confermata per il 5 di giugno: Ignazio Marino ha perso la sua battaglia in tribunale che lo aveva visto opporsi a forza di carte bollate contro la decisione che era stata presa nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione della multiutility: una data giudicata dal Sindaco troppo lontana, mentre in Campidoglio si vogliono affrettare i tempi per riformare il board della municipalizzata.

L’istanza di “volontaria amministrazione” presentata dal Sindaco è stata bocciata dalla terza sezione del tribunale civile:  “Non luogo a provvedere”, il giudice ha altresì dichiarato “inammissibile la domanda di anticipazione della data dell’assemblea per la trattazione degli argomenti indicati da Roma Capitale nella nota del 3 marzo 2014” ovvero quello snellimento del board tanto caro a Marino, così come la nomina del cda e del presidente, e la riduzione dei compensi dei consiglieri.

Il tribunale ha così dato ragione al cda di Acea che aveva scelto di non accettare la richiesta del Campidoglio a convocare in tempi stretti l’assemblea dei soci: anzi, per Marino la scelta della data sarebbe stata presa proprio per prendere tempo e vedere cosa sarebbe successo dopo le elezioni europee: la società guidata da Paolo Gallo avrebbe avuto un comportamento “omissivo e dilatorio” secondo un’accusa che non ha convito i giudici.

Tuttavia dichiarando “inammissibile” la richiesta di anticipazione dell’assemblea avanzata dal sindaco Marino, il tribunale ha osservato comunque che “un’eventuale fissazione” dell’assemblea dei soci “oltre il termine di trenta o quaranta giorni, non adeguatamente giustificata, potrebbe configurarsi come ‘grave irregolarità’”.
Un aspetto, questo, che ha determinato la soddisfazione dei legali del Campidoglio per la decisione del tribunale: “Sentirò il sindaco – ha dichiarato l’avvocato Gianluigi Pellegrino – ma sul versante giuridico e per quel che riguarda gli interessi sostanziali di Acea e del Comune che ne è socio di maggioranza va già benissimo così”.
L’eventuale presenza di gravi irregolarità nelle decisioni del Cda, si fa notare, potrebbe consentire all’assemblea dei soci di Acea, dove Roma Capitale ha la maggioranza con il 51% delle azioni, di procedere eventualmente al cambio dei vertici aziendali senza incorrere in eventuali penali per la rescissione dei contratti.