di Sergio Luciano
C’è una piccola, grande storia di italianità che sta agitando un po’ lo stagno del sottopotere romano, ed è la recentissima assunzione di Stefano Porro nel ruolo di direttore delle relazioni esterne di Acea. L’apoteosi si è raggiunta con una “richiesta di chiarimento urgente” inviata dal gabinetto del sindaco di Roma Ignazio Marino (il Comune è il principale azionista dell’Acea) al presidente della municipalizzata Giancarlo Cremonesi “in merito alla eventuale nomina nell’ultimo cda Acea di un manager esterno, Stefano Porro, a direttore delle Relazioni esterne e Comunicazione dell’azienda”. A indurre il sindaco a tanto, un’interrogazione consiliare presentata dai consiglieri del Pd di Roma Capitale, Valeria Baglio e Marco Palumbo. Il Campidoglio, nel rendere nota la richiesta, precisa che “la nomina, se confermata, sarebbe avvenuta nonostante il reintegro in azienda di un dirigente, il dottor Maurizio Sandri, precedentemente a capo delle Relazioni esterne e Comunicazione, in conseguenza di una sentenza del giudice del lavoro, che ha annullato il suo licenziamento, considerato discriminatorio e persecutorio”. “Nell’interrogazione dei consiglieri Baglio e Palumbo – fa sapere il Campidoglio – si ricorda che “più volte il sindaco di Roma Ignazio Marino ha ribadito ai vertici Acea di non procedere con nuove assunzioni, nomine e con riorganizzazioni aziendali senza che fosse discusso prima con l’amministratore comunale, che possiede il 51% della società, il piano aziendale”. Il gabinetto del sindaco ha quindi chiesto una “risposta scritta in merito al presidente di Acea Giancarlo Cremonesi”.
Meraviglioso. Il sindaco-ciclista dovrebbe avere dei gregari un po’ più svegli, che gli spiegassero come in una società quotata in Borsa l’azionista al 51%, che sia il Comune di Roma o la famiglia Rockfeller, non si permette di chiedere consultazioni preventive su “nuove assunzioni, nomine” eccetera, come se si trattasse della salumeria di famiglia. Tra l’altro, questo Porro non è proprio l’ultimo arrivato, né ha targhe politiche invise, visto che negli ultimi otto mesi ha più volte salvato la ghirba al ministro Forrest-Gump-Zanonato dalle sue frequenti gaffe e in precedenza ha lavorato, sempre al ministero dello Sviluppo, con Corrado Passera, un caterpillar della comunicazione (glielo riconoscono anche i detrattori, che semmai lo accusano di fare solo comunicazione!). Porro è stato selezionato da Acea da un cacciatore di teste molto reputato, Eric Salmon, attraverso una valutazione durata nove mesi – manco fosse stato un parto – che ha portato a scartare (forse quello è il problema) molti altri candidati. Oltretutto, non è che Porro sia stato trovato in mezzo a una strada, visto che oltre alla consulenza con il Ministero faceva – anche se da poco – il Responsabile Relazioni Istituzionali e Ufficio Studi di Simest, società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti.
Insomma, a chi pretendiamo di vendere le quote di minoranza delle nostre società pubbliche, se gli enti locali che ne controllano la maggioranza si credono di poter gestire la dirigenza delle partecipate come se fosse una sezione di partito?
