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Al Tenco 2026 il rap conquista l’Ariston: Fabri Fibra e Frankie hi-nrg riscrivono le regole della canzone d’autore

Il gran finale della rassegna sanremese abbatte le barriere tra generi musicali e generazioni. Dalle rime di protesta all’omaggio a Francesco Guccini, una serata che celebra la libertà della musica e il valore delle parole.

Al Tenco 2026 il rap conquista l’Ariston: Fabri Fibra e Frankie hi-nrg riscrivono le regole della canzone d’autore

Ogni periodo storico ha la sua musica

Chi ha stabilito che per essere un cantautore servano necessariamente una chitarra acustica, una barba pensosa e qualche metafora esistenziale? Al Premio Tenco 2026 qualcuno deve aver finalmente deciso di archiviare il regolamento non scritto. Perché sul palco dell’Ariston sono arrivati Frankie hi-nrg mc e Fabri Fibra, dimostrando che anche una raffica di rime può possedere la profondità di una canzone d’autore.

La serata conclusiva del 24 ottobre, condotta da Silvia Boschero, ha suggellato la 49ª edizione della manifestazione, dedicata alla memoria di Sergio Secondiano Sacchi e intitolata Dio è morto, in omaggio a Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto.

Frankie hi-nrg e Fabri Fibra: il rap diventa canzone d’autore

Il momento più significativo è arrivato con Frankie hi-nrg mc, primo rapper a ricevere il Premio Tenco alla carriera. Un riconoscimento che supera definitivamente una vecchia distinzione: da una parte i cantautori, dall’altra quelli che parlano sopra una base musicale.

Frankie ha ripercorso il proprio repertorio attraverso Quelli che benpensano, Potere alla parola e Faccio la mia cosa. Canzoni che raccontano contraddizioni sociali, ipocrisie e rapporti di potere con un linguaggio tagliente. Poi l’ingresso di Fabri Fibra, per la prima volta sul palco dell’Ariston. I due hanno duettato in Autodafè e batteria, prima che Fibra affrontasse Goya e L’avvelenata (pretesto), omaggio al grande Guccini. Il rapper marchigiano ha definito Frankie il Francesco Guccini del rap italiano. Un paragone impegnativo, ma che fotografa il legame tra due generazioni di artisti abituati a utilizzare le parole come strumenti di critica.

Da Guccini a Flaco Biondini, la musica come testimonianza civile

Il ricordo del Maestrone ha attraversato l’intera manifestazione. Particolarmente emozionante il riconoscimento a Juan Carlos “Flaco” Biondini, storico chitarrista di Guccini, premiato con lo Yorum, istituito in collaborazione con Amnesty International per valorizzare gli artisti impegnati nella difesa dei diritti umani. Biondini ha proposto brani come Poema al Che e Volver, affiancato da Claudia Crabuzza in La canzone di Sergio e Sergio, dedicata a Sergio Staino e Sergio Sacchi. Ha inoltre ritirato il Premio SIAE destinato a Guccini. Un passaggio che ha restituito alla canzone la sua funzione di memoria collettiva, oltre le classifiche e gli algoritmi delle piattaforme digitali.

Giulia Mei, Max Manfredi ed Enzo Avitabile: un Tenco senza confini

Ad aprire la serata era stata Giulia Mei, con un’esibizione energica culminata in Bandiera, mentre Max Manfredi ha confermato la propria raffinatezza narrativa attraverso un repertorio sospeso tra poesia, ironia e teatro. Il riconoscimento allo storico Cesare Bermani ha sottolineato il valore della ricerca sulla cultura popolare.

A chiudere il sipario è stato Enzo Avitabile, capace di intrecciare Napoli, Mediterraneo e sonorità internazionali in un linguaggio musicale senza frontiere. Da Don Salvatò a Napoli Nord, la sua esibizione ha riportato al centro identità, solidarietà e contaminazione culturale.

Il Tenco 2026 lascia soprattutto un messaggio: la canzone d’autore non è un genere musicale, ma un modo di guardare il mondo. E se qualcuno continua a pensare che il rap non possa sedersi al tavolo di De André, Dylan e Guccini, forse dovrebbe ascoltare meglio. Possibilmente senza preoccuparsi troppo dell’assenza di una chitarra acustica.

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