Partita la bonifica dell’ecomostro di via Tallone. Dopo lo sgombero di oltre 300 persone, però, scoppia la polemica: gli occupanti si sono spostati nei quartieri vicini
A Tor Sapienza il futuro arriva a bordo delle ruspe. In via Cesare Tallone sono cominciati i lavori per cancellare uno dei monumenti più imbarazzanti dell’abbandono romano: il famigerato Palazzo del Crack, un gigantesco scheletro di cemento trasformato negli anni in rifugio di disperati, occupanti abusivi e marginalità assortite. Al suo posto sorgerà un Data Center di ultima generazione. Dove fino a ieri regnavano degrado e spaccio, domani viaggeranno informazioni e tecnologie digitali. Un salto nel futuro che, almeno sulla carta, promette di cambiare il volto del quartiere.
L’operazione, autorizzata da Roma Capitale, riguarda un’area appartenente a un fondo d’investimento francese. Prima la bonifica, poi l’abbattimento della struttura e infine la realizzazione del nuovo complesso tecnologico.
Trecento persone sgomberate, il problema resta
Ma sotto la polvere dei cantieri riaffiora una questione decisamente meno futuristica. Il 29 settembre un’operazione interforze aveva liberato l’immobile, occupato da oltre 300 persone. Venticinque stranieri senza regolare permesso di soggiorno erano stati identificati, mentre molti altri avevano abbandonato l’edificio prima dell’intervento. Il risultato? Il palazzo si svuota, ma il disagio non scompare. Semplicemente cambia indirizzo.
A denunciare il paradosso è Mauro Caliste, presidente del Municipio V, secondo il quale numerosi ex occupanti si sarebbero riversati tra La Rustica e Tor Cervara. Il Municipio contesta soprattutto la mancata attivazione di adeguati percorsi di assistenza attraverso la Sala Operativa Sociale.
Roma cambia il paesaggio, non i problemi
Per i residenti la demolizione rappresenta una liberazione attesa da anni. Ma la riqualificazione urbanistica rischia di lasciare irrisolta l’emergenza sociale. Il paradosso è nel segno della migliore tradizione: si investe nella tecnologia del futuro mentre si fatica a gestire la povertà del presente. Le ruspe possono abbattere un palazzo. Molto più difficile impedire che il degrado trovi casa qualche strada più in là.


