Se Steven Spielberg avesse visitato questo luogo, l’avrebbe sicuramente scelto come set per il suo film Indiana Jones e l’ultima crociata con Harrison Ford – nei panni di Indiana Jones – e Sean Connery in quelli di suo padre. Non è infatti difficile immaginare il protagonista mentre cerca il Santo Graal in una delle località più suggestive ed esoteriche dell’Alto Lazio, l’Eremo di Poggio Conte.
Nascosto nella natura fitta e selvaggia che circonda il comune di Ischia di Castro, nella Tuscia viterbese, l’eremo – detto anche Romitorio di San Colombano – rappresenta una testimonianza rarissima di struttura monastica duecentesca completamente scavata nella roccia. Lungo la parete di tufo – la tipica pietra del territorio, ancora oggi utilizzata nell’edilizia – l’antico sito ha mantenuto i dettagli architettonici tipici della tradizione gotico-cistercense.

Le prime tracce nell’Anno Mille
Il fatto che nelle decorazioni dell’eremo siano presenti simboli ed iconografie pagane apotropaiche – persino stilizzazioni falliche – non lascerebbe dubbi sul passaggio dei Templari. In verità, rimane chiaro che, qui, i monaci eremiti fossero dediti, prima di tutto, alla preghiera ed alla meditazione. Ne ritroviamo le tracce in alcune trascrizioni datate 1027.La chiesa rupestre – a pochi passi dal fiume Fiora – è costituita da due spazi chiusi con decorazioni geometriche nello stile del periodo, volte a crociera, capitelli con incisioni e disegni floreali ed esoterici. Ma diverte pensare che qui i Cavalieri Templari si siano fermati durante i loro viaggi su e già per la Via Francigena.

La leggenda del raggio di sole
Si tramanda che nei giorni di equinozio un raggio di sole riuscisse ad entrare perfettamente nel foro tondeggiante sulla parete per arrivare a colpire in maniera perfetta la parte centrale dell’altare scolpito nella morbida roccia di tufo. L’eremo si trova all’interno di una gola ricoperta di vegetazione tipica del sottobosco. Durante il passaggio verso il sito è inevitabile per il visitatore ragionare sul silenzio, lo stesso che monaci e fedeli potevano percepire quando l’eremo era vissuto. Unici suoni, quelli della natura rigogliosa che circonda la grande parete rocciosa, il rumore delle acque del Fiora, i richiami di insetti e degli animali del bosco. Seppur non di livello troppo difficile, il percorso richiede prudenza ed un abbigliamento consono. La camminata verso l’eremo parte dalla strada provinciale SP109 da cui inizia un itinerario di circa un chilometro e mezzo da fare rigorosamente a piedi lungo il fiume.

Dentro la natura, tra cascate e torrenti
L’effetto all’arrivo è mozzafiato: a pochi metri dall’eremo, ci si trova di fronte ad una salita a gradini in materiale roccioso. Poi, il lavoro millenario della natura: una sorta di anfiteatro con una grande fonte d’acqua che richiama i film fantasy, angoli ricoperti da vegetazioni fitta tipica del sottobosco e muschi e squarci di luce che trova la strada tra il fogliame degli alberi. Agli appassionati di film suTemplari e Crociate, è bene ricordare che le indicazioni dentro la gola sono scarse e la copertura mobile latita.

Il giallo degli affreschi trafugati
Come tutti i luoghi carichi di mistero, anche l’Eremo di Poggio Conte racconta interessanti curiosità. In origine, infatti, la cupola riportava ornamenti rarissimi ed affreschi del 1200 raffiguranti Gesù assieme gli apostoli. Trafugate nei primi anni Sessanta, le pitture vennero in parte restituite ed oggi sono conservate nel Museo Civico di Ischia di Castro.


