di Fabio Carosi
Non è un semplice sit-in ma una vera manifestazione di protesta di persone per bene. Gli autisti Atac scendono in piazza per gridare il loro dissenso contro le organizzazioni sindacali di categoria e la politica. Si sono dati appuntamento prima in Campidoglio, poi in piazza Santi Apostoli.
La protesta fa scalpore per le modalità con cui è nata. Il vero motore è il Coala, un’associazione di autisti che ha preso una pagina di Fn e l’ha riempita con la rabbia di chi si sente preso in giro dai sindacati. Poi una pasionaria, Micaela Quintavalle, “rea” di aver lanciato l’idea di sospendere gli straordinari, accolta con un tripudio dalla comunità. Questo il suo commento alla giornata di fama inattesa: Ragazzi mi sono permesse di parlare di voi con i giornalisti di tutti i principali quotidiani che mi hanno intervistato. Citando un vostro membro – bua mi pare – ho detto” io non capisco tutto questo scalpore. Il co.a.l.a. Certe cose le dice da tre anni. Ora arriva questa ragazza e tutti si svegliano…….”. Oggi la prima “conta”.

A dispetto delle logiche di protesta degli ultimi mesi, gli autisti che vogliono cancellare il sindacato e cacciare via dall’azienda la politica che l’ha devastata non sono persone ai margini della società: molti sono laureati e rappresentano quella generazione che pur avendo trovato il classico lavoro fisso hanno preso coscienza del futuro che li attende. Ecco perché invece di interrompere il servizio, nel pieno rispetto delle regole, hanno deciso di mettere in ginocchio l’azienda rinunciando alla quota in più di stipendio e prendendo come elemento di rivolta il mancato pagamento della seconda tranche dell’una tantum prevista dal rinnovo del contratto di lavoro.

Spiega ad affaritaliani.it uno dei membri più attivi del Coala, che chiede di non comparire ufficialmente: “La nostra rabbia è salita quando nella rimessa di Collatina il sindacato di base è stato cacciato via da un’assemblea. Per tutta risposta hanno disdetto le assemblee a Porta Maggiore e Tor Pagnotta. E sapete perché? Ci hanno detto in faccia che avevano appreso dai social network che l’azienda era intenzionata a non pagare lpuna tantum. Mi chiedo: quale sindacato è quello che invece di negozire e discutere con l’azienda ha le informazioni da facebook? Ecco, devono andare a casa oppure tornare a fare il loro lavoro. Non ci rappresentano più e ora lo urleremo in piazza. L’unico rammarico è per i cittadini, ma la nostra è una causa giusta. Lo capiranno”.
