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Bancarotta e false fatture. Sanità religiosa, il crack

Quaranta persone rischiano di finire sotto processo per il dissesto finanziario, per decine di milioni di euro. Un avviso di conclusione delle indagini e’ stato firmato dal pm Giuseppe Cascini

Circa 845 milioni di euro di passivo patrimoniale, oltre 82 milioni di euro oggetto di distrazione, piu’ altri 6 milioni di fondi pubblici indebitamente utilizzati. Sono numeri da capogiro quelli che, grazie agli accertamenti svolti dal nucleo di polizia tributaria della Finanza, hanno caratterizzato il dissesto finanziario del polo sanitario gestito dalla Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

Quaranta persone rischiano di finire sotto processo per il dissesto finanziario compiuto ai danni della Provincia italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, ente ecclesiastico che a Roma controlla l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) e altre strutture sanitarie (il San Carlo di Nancy e Villa Paola). 144 i capi di imputazione e una sfilza di reati che vanno dalla bancarotta, alle false fatturazioni, infedele dichiarazione, occultamento e distruzione della contabilita’, appropriazione indebita aggravata, riciclaggio, false comunicazioni sociali e malversazione.
Un avviso di conclusione delle indagini, passo che anticipa una richiesta di rinvio a giudizio, e’ stato firmato dal pm Giuseppe Cascini che contesta, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, di emissione e utilizzo di fatture false e di occultamento di scritture contabili, in relazione a plurime condotte di spoliazione che sarebbero avvenute in un arco temporale compreso tra il 2007 e il 2012.

Al centro degli accertamenti e’ finito il ruolo svolto, in particolare, da padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell’Idi e incaricato della gestione del comparto sanita’ fino al dicembre 2011; dall’allora amministratore di Idi-Farmaceutici nonche’ direttore generale pro-tempore di Idi-Sanita’ Domenico Temperini, all’epoca anche amministratore delegato di Elea Spa e di Elea FP Scarl (dichiarata fallita nel febbraio di due anni fa), societa’ interamente partecipate dalla Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione e attive nel settore della formazione del personale; e da Antonio Nicolella, gia’ membro del cda di una societa’ lussemburghese e socio di un’omonima societa’ congolese nonche’ componente del cda del Consorzio Servizi Ospedalieri, societa’ partecipata dalla fallita Elea FP Scarl.
I tre vennero arrestati (tra carcere e domiciliari) nell’aprile del 2013 su provvedimento del gip Antonella Capri. Nella conclusione di fine inchiesta, vengono elencati dal pm Cascini i numerosissimi episodi di distrazione dei fondi ai danni della Congregazione, cosi’ come ricostruiti dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma che nell’ambito di questa vicenda ha proceduto piu’ volte al sequestro preventivo di immobili e conti correnti, per un valore di alcuni milioni di euro, riconducibili ai principali indagati.

l lavoro delle Fiamme Gialle ha prodotto risultati importanti anche sul piano fiscale, con la constatazione, tra l’altro, di una maggiore base imponibile ai fini delle imposte dirette ed Irap per oltre 350 milioni di euro, di Iva (tra dovuta e non versata), per circa 16 milioni di euro, di ritenute fiscali non versate per oltre 88 milioni di euro, per un totale di materia imponibile recuperata a tassazione di circa 454 milioni di euro.