“Il cuore di suo figlio, è incompatibile con la vita”. Matteo non aveva neppure un mese di vita quando i medici danno a mamma Francesca questa notizia. Una bella gravidanza, tutto regolare, poi tutto cambia. Ua prima operazione d’urgenza, e ad aprile l’impianto del più piccolo cuore artificiale, del peso di 11 grammi, eseguito per la prima volta al mondo che gli ha permesso di aspettare un trapianto. Ora Matteo ha quattro anni, sta bene. Una storia che ha per cornice l’ospedale pediatrico Bambin Gesù dove i sanitari contando di dare la speranza a molti altri bambini tramite un nuovo progetto di ricerca clinica su un nuovo cuore pediatrico artificiale.
Il nuovo progetto dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per lo sviluppo di 2 nuovi cuori artificiali pediatrici, totalmente impiantabili del peso rispettivamente di 11 e 40 grammi, potrà vedere la luce grazie al contributo di 861.628 euro che Conad ha messo a disposizione sensibilizzando e coinvolgendo oltre 300 mila clienti in possesso di Carta Insieme, la carta fedeltà del gruppo distributivo.
“L’insufficienza cardiaca pediatrica, malattia letale e disabilitante, è in aumento in questi ultimi anni – sottolinea Antonio Amodeo, responsabile dell’Unità di Funzione ECMO e Assistenza Meccanica Cardiorespiratoria – Vista la riduzione dei trapianti cardiaci e la difficoltà nel reperimento di “cuori pediatrici” si rendono necessarie nuove strategie terapeutiche. Le linee di ricerca più innovative si indirizzano verso lo sviluppo di nuovi cuori artificiali miniaturizzati “pediatrici” e la terapia rigenerativa miocardica cellulare. Per questi motivi il Bambino Gesù ha deciso di intraprendere il progetto ‘un cuore nuovo’”.
Questi nuovi modelli permetteranno ai piccoli pazienti di essere dimessi a casa e aspettare il trapianto nel loro ambiente familiare. In casi selettivi dove il trapianto cardiaco non è praticabile, la scelta del cuore artificiale potrà essere anche definitiva (Destination Therapy). In associazione all’impianto dei cuori artificiali verrà sperimentata la terapia cellulare rigenerativa miocardiaca, mediante l’utilizzo di cellule staminali. Il modello di ricerca prevede che alcune cellule staminali autologhe, vengano prelevate dal paziente stesso all’atto dell’impianto chirurgico del cuore artificiale e, dopo un processo di “caratterizzazione ed espansione”, reintrodotte nel muscolo cardiaco al fine di generare nuovo tessuto miocardico con conseguente recupero della funzionalità del cuore. Si potrebbe quindi ipotizzare l’utilizzo del nuovo cuore artificiale come ponte alla rigenerazione miocardica in alternativa al trapianto cardiaco.
“Abbiamo costruito un fattore di sensibilizzazione e solidarietà su un tema tanto delicato quanto è la malattia cardiaca in tanti piccoli pazienti coinvolgendo un numero inatteso di persone – fa notare il presidente di Conad Claudio Alibrandi – E’ un valore immenso, che supera il puro dato economico – pure importante – perché testimonia come anche in un’epoca di pesante congiuntura la spinta solidale delle persone sia sempre pronta a superare l’individualismo, la sfera privata. Siamo orgogliosi di questo risultato e della speranza di vita che i medici del Bambino Gesù potranno dare a tanti bambini malati grazie a questo progetto, che auspichiamo possa dare i risultati che tutti attendiamo”.
