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Bettini: “Il Pd non mi piace più”. Congresso poi stop alle tessere facili

Il caos nei circoli del Partito Democratio hanno fatto crescere la tensione oltre il limite di sopportazione. A far saltare il tavolo è il “re di Roma”, Goffredo Bettini. Lui, artefice dell’elezione a sindaco di Ignazio Marino, lancia il suo out out: le primarie degli iscritti per l’elezione dei segretari di federazione sono un’ulteriore conferma delle necessità di un rinnovamento radicale

Lui è il “re di Roma”, Goffredo Bettini, potentissimo funzionario del Partito Democratico lancia il suo out out all’indomani delle solite liti intestine che spaccano il fronte della sinistra. “I congressi dei circoli del PD e le primarie degli iscritti per l’elezione dei segretari di federazione sono un’ulteriore conferma delle necessità di un rinnovamento radicale della forma partito”.

bettini marino


Un attacco forte che viene da lui che tesse le sorti del partito romano. “Non vi è dubbio che rimane come risultato positivo la partecipazione di tante energie sane, generose e intelligenti – argomenta Bettini – Anche nell’esame più criticamente spietato questo dato non va disperso. Tuttavia il peso del regime correntizio, dei personalismi e delle divisioni sul potere è stato grande – prosegue Bettini – Nella condizione attuale del partito, frutto in particolare di questi ultimi quattro anni di gestione, anche le migliori intenzioni e i dirigenti più validi rischiano di contaminarsi. Non mi riferisco tanto a episodi singoli di intolleranza e scorrettezza, quanto ad un clima generale che ci ammorba e che va superato per il bene del PD e della democrazia italiana. E’ certamente necessario fare un appello intransigente e sincero per ristabilire serenità e spirito unitario”.
Ma l’affondo più pensante è per le truppe cammellate che affollano i circoli negli ultimi giorni di tesseramento alterando i risultati: “Sarebbe necessario  chiudere le iscrizioni qualche giorno prima dello svolgimento dei congressi. Perché qui non parliamo di primarie aperte agli elettori, che è giusto far partecipare al voto fino all’ultimo. Qui parliamo di adesione al partito. E il segretario di un circolo ha il sacrosanto diritto di capire almeno un po’ chi sta iscrivendo; di guardare in faccia e conoscere un nuovo membro della struttura che dirige. Altrimenti ogni arbitrio e inquinamento è possibile ed è incoraggiato”.
“Solo idee – conclude Bettini – che pure oggi appaiono quanto mai necessarie e urgenti: lavorare per un campo di tutti i democratici, inclusivo, aperto, unitario, pluralista e contendibile, da Sel fino alle forze moderate libere; fondato su procedure democratiche che mettano al centro gli iscritti nell’esercizio della loro responsabilità individuale; le persone, insomma, e non le intercapedini burocratiche e i gruppi di potere. Solo così ci possiamo salvare tutti dalle storture che si sono manifestate anche nella prima fase del congresso, liberando le tante straordinarie risorse umane che pure, ancora una volta, si sono manifestate”.