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Bonaccorsi: “Non faccio la velina”. La lite dei democratici è su Facebook

Pd Lazio sull’orlo di una crisi di nervi dopo la presentazione dei candidati alla Città metropolitana di Roma, inseriti in una lista modificata rispetto a quella uscita dalla direzione di venerdì scorso. Un tutti contro tutti che attraversa anche i social network. E proprio dalla sua pagina Facebook il segretario regionale Fabio Melilli, in una discussione nata da un post polemico dell’ex portavoce romano Gianluca Santilli (“Che succede compagno Segretario Fabio Melilli?”, chiedeva Santilli), prima spiega i motivi “tecnici” che hanno portato alla variazione della lista (la mancata sottoscrizione della candidatura da parte di due candidate), poi lascia intendere di star accarezzando l’idea di farsi da parte.
“Potevamo anche fare i burocrati e presentare una lista con 22 candidati invece di 24 e con 5 donne invece di 7 – ha scritto una prima volta Melilli ieri intorno alle 22, rispondendo a un post di Roberto Sgammini, responsabile Pd Roma turismo – Saremmo stati ligi al deliberato della direzione. Così non avrei passato tutta la domenica a spiegare a tutti cos’era successo, però… burocrate non lo sono stato mai. Se al partito serve un vigile urbano delle correnti, sono pronto a farmi da parte (e credimi ci sto seriamente pensando)”. Poi, man mano che la polemica montava, ha ribadito in un altro post dopo la mezzanotte: “Sono abituato da tempo ad assumermi responsabilità. Pronto a lasciare anche domattina se ho sbagliato (e nonostante non sia stato io a presentare la lista è naturale che io ne sia responsabile) però fammi dire: tutti innocenti quelli che violano lo statuto sulla parità di genere”, aggiungendo poi: “Qualcun altro deve assumersi la responsabilità delle furbizie e delle lunghe discussioni sui significati politici dell’ordine alfabetico”. Poi con ironia, rispondendo ancora a Sgammini, che notava come “Renzi” non “si sognerebbe di modificare una decisione della direzione nazionale”, Melilli rivela un particolare sulle ultime elezioni politiche: “Renzi forse non si sognerebbe, ma l’ultima lista che abbiamo presentato per la camera dei deputati era diversa da quella approvata dalla direzione”.

Nella bagarre viene tirata dentro anche Lorenza Bonaccorsi, presidente del partito laziale, che aveva definito quanto accaduto “una brutta pagina, molto brutta”, aggiungendo: “Io mi dissocio totalmente da tutto quello che è successo. Sono veramente avvilita”, bollando poi la vicenda come “quer pasticciaccio brutto della lista del Pd”. Ma Santilli attacca: “Ancora più grave, caro Fabio, è il fatto che il presidente dell’Assemblea non fosse stato consultato nè informato della vicenda. Fossi in Lorenza avrei già dato le dimissioni sbattendo la porta”. Suggerimento, quello delle dimissioni, che Bonaccorsi non raccoglie: “Io non mi dimetto, non lascio il campo di gioco a chi non aspetta altro. Faccio in modo che le regole vengano rispettate e resisto”. Poi ancora a Santilli, che chiedeva il suo impegno per il rispetto delle regole e la convocazione dell’assemblea, Bonaccorsi ha risposto: “È quello che sto facendo Gianluca. Non faccio la velina. Non ti preoccupare. Un po’ mi conosci. Quello che è successo è figlio della concezione personalistica di alcuni del partito”.