di Claudio Roma
Più della scimitarra, il fioretto. Meglio se elettronico. Se un pezzo del Partito Democratico denuncia un’eccezionale quanto sospettosa affluenza della comunità nomade alle primarie di domenica, il Cinque Stelle va oltre. Il giorno della consacrazione di Ignazio Marino a candidato sindaco della coalizione, scrive Marcello de Vito, candidato a sindaco per il Movimento di Grillo: “In genere, quando si parla di primarie del Pd si fa riferimento ai 2 euro che ogni sostenitore “investe” per esprimere il suo voto e che tendono a diventare un tesoretto del quale nel giro di poco si perde ogni traccia, in queste primarie romane c’è una novità, però… alcune persone sono state pagate ben 10 euro per esprimere il loro voto”.

Ed esplode la polemica. Anche perché sul social De Vito allega un’immagine in cui compare la scritta “10 euro ai rom per votare alle primarie. Che bello i rom alle primarie del Partito Democratico… Hanno dichiarato apertamente che hanno ricevuto 10 euro per il loro voto”.

E sempre sui social si stigmatizza il voto. Si moltiplicano i montaggi che ritraggono persone di etnia rom mentre depositano la scheda nelle urne. E da destra, si moltiplicano i messaggi. Scrive Fabio Sabbatani Schiuma, indipendente di destra e componente del direttivo romano del Pdl: “Mi sembra corretto che vengano resi pubblici i guadagni delle varie Associazioni che si occupano dei Rom, che tanto si sono adoperate per le primarie del Pd. Associazioni che su questa attività hanno creato un vero e proprio business. Vogliamo che sia pubblico il loro interesse economico, mentre rom milionari vivono sulle spalle di tutti, nessuno li può cacciare e gli italiani senza casa e lavoro si suicidano”.
La replica di Ignazio Marino non si fa attendere: “Un’altra questione che ho sentito e’ che Marino vince le primarie dei rom. La popolazione rom compresi neonati e’ di 7mila persone. Anche se avessero votato i neonati sarebbero rimasti 93mila cittadini e cittadine che non appartengono a quelle comunità”.
