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Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi

Il rogo fa esplodere un dossier congelato da tredici anni: sgombero e ricollocazione degli occupanti, al centro di un problema non è più rinviabile

Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi

Per anni è stato uno dei simboli delle occupazioni romane tollerate dalla politica, ma è stato sufficiente un incendio per far saltare gli equilibri. Lo Spin Time torna a essere il caso più esplosivo della Capitale e riapre un dossier che istituzioni e amministrazioni hanno evitato di affrontare per oltre un decennio: legittimo chiedersi se sia ancora possibile mantenere centinaia di persone in uno stabile occupato e giudicato non sicuro

Un incendio che cambia lo scenario

Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe partito da un trapano utilizzato durante alcuni lavori in un magazzino trasformato in officina. Un cortocircuito, poi le fiamme e il fumo che hanno costretto i vigili del fuoco a evacuare completamente la struttura di via Santa Croce in Gerusalemme. Il verdetto dei pompieri non lascia spazio alle interpretazioni. “condizioni di potenziale pericolo”. Inevitabile l’interdizione dell’immobile e centinaia di persone senza un tetto e in cerca di riparo e protezione dall’ondata di caldo torrido. Immediata, è scattata la macchina della solidarietà. Gli occupanti sono stati accolti da strutture e abitazioni limitrofe ma non hanno alcuna intenzione di lasciare la struttura per affidarsi alle graduatorie di assegnazioni di case. In un clima del genere, è inevitabile che si apra uno scenario politico.

La politica e un nodo da sciogliere: 13 anni di rinvii e 400 persone da collocare

Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi

Lo Spin Time, occupato dal 2013 dai militanti di Action, è da tempo inserito nel piano prefettizio degli sgomberi: il vero ostacolo non è giudiziario, ma sociale e politico. All’interno dello stabile vivono circa 300 persone, tra cui numerosi minori e circa 180 nuclei familiari di 29 nazionalità diverse. Sulla carta la procedura è chiara: la proprietà, il Fondo Immobili Pubblici deve rientrare in possesso dell’edificio, verificarne le condizioni e decidere il futuro dell’immobile. Nella pratica bisogna trovare una sistemazione alternativa agli occupanti. Ed è proprio questo passaggio che negli anni ha congelato qualsiasi tentativo di liberare lo stabile. Nel frattempo, organizzato un presidio permanente e ribadiscono che non intendono lasciare l’edificio. In sintesi: si riapre un caso che decreti e ordinanze non hanno saputo (o voluto) chiudere.

L’incendio diventa un caso: sicurezza contro emergenza abitativa

Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi
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Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi
Caso Spin Time: fra politica e solidarietà si riapre il tema sgomberi

Al netto di manifestazioni, assemblee e dichiarazioni politiche, la fragilità dell’equilibrio su cui si regge Spin Time è evidente: si parla di un edificio occupato da tredici anni, già destinatario di un decreto di sgombero, sotto sequestro e dichiarato inagibile. La realtà si lega alla necessità di affrontare una situazione che si trascina da troppo tempo. Senza dubbio legalità e sicurezza non possano essere sacrificate: la sicurezza di donne, uomini e bambini non può essere rimandata e ogni giorno di occupazione aumenta il rischio di una tragedia. Altrettanto inevitabile però prendere atto delle priorità di garantire un alloggio alle famiglie rimaste senza casa. La politica, questa volta è chiamata a decidere: non farlo e limitarsi a gestire l’emergenza significherebbe rinunciare ad affrontare una vicenda che Roma si trascina da oltre un decennio.