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Centocelle, il racconto dell’amico del 13enne: «Guardava video violenti, ma non aveva mai minacciato la prof»

il racconto dell’amico aggiunge nuovi elementi sul periodo precedente all’aggressione, ma non individua un singolo fattore capace di spiegarla. Saranno gli accertamenti degli investigatori, anche sui dispositivi e sui contatti online del tredicenne, a chiarire se e quanto il mondo digitale abbia avuto un ruolo nella vicenda.

Centocelle, il racconto dell’amico del 13enne: «Guardava video violenti, ma non aveva mai minacciato la prof»

Il coetaneo conosceva il ragazzo fin dalle elementari: videogiochi, contenuti disturbanti sui social e il rancore per alcuni voti. «Era gentile, non avrei mai immaginato una cosa del genere»

Lo chiameremo Giuseppe, per proteggere la sua identità. Ha 13 anni e conosce da quando era bambino il ragazzo che venerdì avrebbe aggredito con un coltello la professoressa Isabella Marsilio, all’interno dell’istituto Giovanni Verga di Centocelle.

Frequentano la stessa scuola, anche se in classi diverse. Un’amicizia nata alle elementari, proseguita tra pomeriggi insieme, videogiochi e confidenze. Ora Giuseppe prova a rileggere alcuni particolari che, prima dell’aggressione, non gli erano sembrati segnali d’allarme.

«Giocava per non pensare»

Il ragazzo descrive l’amico come una persona normalmente «gentile» e non incline alla violenza. Negli ultimi tempi, però, trascorreva molte ore davanti ai videogiochi. Tra quelli utilizzati anche GTA, titolo diffusissimo tra gli adolescenti e caratterizzato da scenari criminali e violenti.

«Diceva che giocava per non pensare», racconta Giuseppe. Un elemento che, da solo, naturalmente non consente di stabilire alcun collegamento con quanto accaduto successivamente.

Più significativo, nel ricordo del coetaneo, era il rapporto difficile con la docente. Il tredicenne si sarebbe lamentato più volte dei voti ricevuti e del carico di studio, arrivando anche ad accusare l’insegnante di comportamenti discriminatori. In particolare, avrebbe vissuto male un 5,5 ricevuto in una verifica che sperava gli consentisse di recuperare la materia.

Ma Giuseppe è netto su un punto: «Non aveva mai detto di volerle fare del male, nemmeno per scherzo».

I video violenti sui social

A inquietarlo oggi sono soprattutto alcuni contenuti che ricorda di aver visto sul profilo TikTok dell’amico: filmati apparentemente reali di sparatorie e omicidi, anche legati a stragi avvenute all’estero.

Giuseppe conosceva inoltre il profilo sul quale sarebbe comparso il conto alla rovescia precedente all’aggressione, ma dice di non sapere nulla dell’eventuale gruppo Telegram ora al vaglio degli investigatori, né del materiale portato a scuola quella mattina.

«Non l’avevo nemmeno visto: era arrivato dopo la campanella», racconta.

Resta così, nelle parole di un tredicenne, la domanda più difficile: come possa il ragazzo con cui aveva condiviso anni di amicizia coincidere con quello che oggi è al centro di un’indagine per un gesto tanto grave.