L’intesa sulle forniture di gasolio russo agli Stati Uniti, la sospensione temporanea delle sanzioni e le nuove pressioni di Donald Trump su Zelensky riaccendono il confronto sul futuro della guerra in Ucraina. Mentre Washington cerca una via d’uscita negoziale e Mosca accoglie con favore le aperture americane, restano aperti gli interrogativi sul ruolo di Kiev e dell’Europa in un eventuale accordo. Trump è arrivato a chiedere all’Ucraina un nuovo presidente, mentre Zelensky ha rilanciato la disponibilità a tenere elezioni in presenza di un cessate il fuoco di 60 giorni. Ma come leggere questa nuova fase del conflitto? Su Affaritaliani il commento di Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica e fondatore e presidente della Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia (ASCE).
Ucraina, dietro la tregua la grande partita economica tra Usa e Russia
“Le ultime dichiarazioni di Trump segnano una svolta nel conflitto ucraino. Il presidente americano punta ad aggirare la guerra attraverso un accordo diretto con Putin, che potrebbe portare a una tregua, ma non necessariamente a una pace concordata fra Ucraina e Russia. È un nuovo modo di fare diplomazia: sono le grandi potenze a decidere e gli altri paesi devono adeguarsi. Difficile immaginare che nei recenti colloqui fra Trump e Xi Jinping non si sia parlato anche di Ucraina”, commenta l’analista.
“Il messaggio a Zelensky è chiarissimo: accettare quanto viene deciso a Washington e Mosca oppure rischiare conseguenze pesantissime. Penso soprattutto alla possibile limitazione dell’intelligence americana, delle informazioni satellitari e di Starlink di Musk, strumenti dai quali dipende buona parte della capacità operativa ucraina. A questo si aggiunge la pressione esercitata dal controllo russo sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Dietro questa operazione si muovono enormi interessi economici. Si parla dello sblocco di circa 100 miliardi di beni russi congelati, della possibile vendita di Lukoil a capitali arabi, del commercio del potassio bielorusso e delle risorse minerarie ucraine. Sono anticipazioni, ma delineano una grande trattativa economica nella quale oligarchi e gruppi finanziari sono pronti a inserirsi”, sottolinea Paniccia.
“Ma- fa notare ancora l’esperto di strategia militare- Trump ha una scadenza politica immediata: le elezioni americane di metà mandato. Un eventuale rovescio elettorale potrebbe modificare gli equilibri e lasciare a Zelensky maggiori margini per continuare la resistenza. E l’Europa? Ancora una volta viene tenuta fuori. Molti paesi europei, in testa la Gran Bretagna, scelgono di continuare a sostenere Kyiv ma dovranno comunque confrontarsi con una nuova frontiera militarizzata con la Russia. La guerra ibrida in atto non prevede certo l’invasione dell’Europa, ma la prospettiva strategica che Putin sembra perseguire mette in evidenza anche il tema nucleare”.
“Dopo quasi cinque anni di guerra e massacri, l’Ucraina deve valutare seriamente la possibilità di arrivare a un tavolo negoziale, evitando una conclusione disastrosa. La nuova diplomazia degli affari fra potenze potrebbe, paradossalmente, aprire la strada a un cessate il fuoco, ma rischia di sacrificare gli interessi e la sovranità difesi con anni di strenua e lunga resistenza. Così, torna attuale il monito che fu di Winston Churchill dopo Monaco, nel 1938: ‘Potevamo scegliere tra la guerra e il disonore. Abbiamo scelto il disonore e ora continueremo ad avere la guerra‘”, conclude l’analista.


