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C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico

Mestieri che scompaiono e storiche botteghe che chiudono i battenti. Le vecchie attività non passano più da padre in figlio e il centro cambia volto. Ma gli ultimi – pochi – paladini della tradizione tengono duro e si rinnovano con idee e nuove tendenze

C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico

Tradizioni in via d’estinzione nel centro storico capitolino. Abilità e conoscenze per lo più dimenticate o trasmesse solo in pochi casi. Ce ne accorgiamo quando dobbiamo riparare un oggetto in porcellana o ci occorre l’intervento di un falegname per accomodare l’anta dell’armadio. Sono rimasti in pochi gli artigiani a cui poter affidare la delicata statuetta in biscuit, ricordo della nonna o il vecchio trumeau che non si apre più. Migliaia le attività capitoline che hanno chiuso i battenti negli ultimi dieci anni, perché le nuove generazioni non vogliono proseguire la tradizione e preferiscono buttare, invece di conservare.

C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico
Diventa pink la servante della nonna nel laboratorio del restauratore. L’alternativa a buttare è tingere con i colori forti

Mestieri da proteggere

Molti dei vecchi laboratori artigianali sono stati sostituiti da esercizi moderni. C’era chi lucidava e rifiniva gli indumenti – i cosiddetti allustrini – chi realizzava ceste e sedie impagliate come i giuncari, e chi, come i baullari – a cui è dedicata una via a due passi da Campo de’ fiori – lavorava cuoio e legno per realizzare valige e bauli. Le ultime botteghe dei restauratori di mobili tengono duro e si rinnovano, proponendo soluzioni originali per dare una seconda vita agli antichi mobili di famiglia. Un bel modo per resistere, seppur accerchiati da nuovi esercizi e mini-market aperti giorno e notte. Rivolto alla protezione delle botteghe storiche che non passano da padre in figlio, il recente progetto di Confcommercio Roma che intende valorizzare la tradizione locale con un censimento e la mappatura di un’ottantina di attività. Nato con l’obiettivo di salvare le lavorazioni manuali dall’overtourism e dall’omologazione commerciale, il progetto propone itinerari creati per conoscere le ultime eccellenze della città.

C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico
Uno dei 120 acquerelli della raccolta “Roma Sparita” di Ettore Roesler Franz, realizzata tra il 1878 e il 1896, preziosa documentazione storica di scorci urbani ed extraurbani che stavano scomparendo da tramandare ai posteri (dal sito ufficiale dedicato all’artista).

La memoria nelle opere di Roesler Franz

Dei mestieri scomparsi troviamo una ricca testimonianza negli gli acquerelli di Ettore Roesler Franz (1845-1907), pittore romano che seppe raccontare con i suoi pennelli una città in fase di cambiamento, nel pieno della proclamazione della Capitale d’Italia nel 1870. Di quegli anni di profonda trasformazione – che vide il suo apice nella costruzione dei muraglioni per difendersi dall’alzamento del Tevere – Roesler Franz dipinse la memoria della vita quotidiana scomparsa. Nelle sue tele sono immortalati acquaioli, vaccinari, vascellari, tintori, traghettatori, mugnai, legnaioli,, lavandaie e fiumaroli. Mestieri che non esistono più.

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Mano ferma e gesti precisi nel laboratorio di restauro del centro dove affidare le antiche porcellane di famiglia

La maestria degli ultimi ceramisti

Rappresentano l’ultima pagina della storia e della cultura romana. Sono gli artigiani della ceramica che, con la loro maestria e la loro creatività, continuano a dare un contributo rilevante all’identità della Città Eterna. La loro eredità vive nei laboratori degli ultimi artigiani, come in quello di Monica Lebran – nel quartiere Trieste/Parioli – crocevia di antiche famiglie romane che affidano ceramiche e dipinti per essere restaurati. Altro punto di rifermento in città è lo studio di restauro Santolini in Via Brunetti, a due passi da Piazza del Popolo, laboratorio di lunghissima tradizione nell’artigianato artistico d’eccellenze. Molti oggetti in restauro provengono da antichi palazzi nobiliari e persino da Vaticano: maioliche, terracotta, mosaici; anche oggetti in vetro e cristallo. Accanto al laboratorio, uno spazio dove sono esposti mobili antichi provenienti da palazzi e ville romane. (sotto, le fasi di restauro di un piatto antico – photo – IG Santolini)

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C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico
C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico

Orafi e tappezzieri, i più diffusi in città

Maggiormente concentrati nei quartieri del centro – dal Rione Monti, a Campo Marzio, da Pigna ad Esquilino – i laboratori orafi rappresentano i mestieri più attivi e diffusi. Tra questi, spicca lo studio dell’orafo e scultore di fama internazionale Paolo Mangano, artista che ha saputo fondere l’antica tradizione con lo stile contemporaneo, insignito del titolo Maestro d’Arte e Mestiere dalla Fondazione Cologni. Mangano lavora al tavolo del suo studio-laboratorio in Via dei Banchi Vecchi, a due passi da Piazza Navona, una delle strade più iconiche di Roma, dove anticamente si trovavano le storiche botteghe orafe, come quella di Benvenuto Cellini. Le sue creazioni si vestono di nuove idee e design.

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Lo specchio nell’interpretazione personale dell’orafo e scultore romano Paolo Mangano

Non del tutto scomparsi – nonostante la crescita di prodotti pronti come tendaggi e cover per poltrone e divani – i tappezzieri rappresentano, ancora, una realtà presente in tutti i quartieri dell’Urbe. C’è chi svolge il mestiere all’aperto, nelle aree di mercati itineranti, dove ripara sedute e schienali in paglia di Vienna. Anche il vecchio divano della nonna può trovare una seconda opportunità con tappezzerie multi-color ed i mobili in legno dallo stile classico si tingono con i colori forti.

C’erano una volta ceramisti, restauratori e tappezzieri. La resilienza degli ultimi artigiani del centro storico
Il lavoro del tappezziere si è rinnovato. Anche i mobili vengono colorati con tinte forti e le stoffe per poltrone e divani hanno fogge moderne

Sempre aperti, orlo rapido, riparazione cuoio; modernità nelle mercerie

Ogni quartiere ne conta almeno uno, con apertura no-stop e tempistiche di consegna in giornata. Le vecchie sartorie sono diventate Orlo Rapido, laboratori per piccole riparazioni ed orlature. Spesso connessi all’attività di riparazione di calzature, borse e valige in cuoio – ed in alcuni casi, all’interno di centri commerciali, anche con settore dedicato alla duplicazione di chiavi e riparazione di serrature – queste mini-sartorie sono particolarmente attive.

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L’antico torchio per il rivestimento dei bottoni, uno degli attrezzi utilizzati nelle antiche mercerie

In calo, ma resilienti, le mercerie: qui si possono trovare passamanerie, lana, bottoni, decori in tessuto e paillettes di varie fogge per decorare jeans, giubbotti e borse. Tra le più antiche della Capitale, la Merceria Storica Monteverde – a pochi passi dal Fontanone del Gianicolo – dove sono conservati anche vecchi utensili, come il torchio per rivestire i bottoni. La merceria ritrova una clientela giovane con la vendita di patch termo-adesivi, vecchie toppe, ma con nuove fogge.

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