Per il prefetto e commissario Goffredo Sottile roma ha assolutamente bisogno di una discarica. Per il ministro Corrado Clini la città può farcela anche senza, a condizione che prenda consapevolezza della necessità di trarre ricchezza dai rifiuti che non finiscono nella differenziata.
Nel giorno della polemica fasulla sui possibili lavori di a Monti dell’Ortaccio, torna a parlare Manlio Cerroni. E lo fa per ribadire che nella buca accanto a Malagrotta i lavori di allestimento sono fermi: “Sono stati doverosamente sospesi dalla Direzione dei Lavori fino al 31 marzo 2013 compreso – scrive in una nota – in attesa della pronuncia degli organi giurisdizionali aditi dal Comune di Roma”.

E mentre i carabinieri continuano le visite presso gli impianti di trattamento meccanico biologico per verificare che Ama e Colari riescano a far lavorare al massimo delle potenzialità le macchine, Cerroni consegna alla città il suo avvertimento: “Il Consorzio Colari ritiene contestualmente essenziale ricordare a tutti che con il 30 giugno prossimo venturo verrà definitivamente chiusa Malagrotta e che, nonostante tutti gli impianti industriali programmati e operativi, Roma ha assoluta necessità della discarica di servizio dove smaltire sia i rifiuti che per loro natura non possono essere lavorati negli impianti sia i residui di lavorazione degli impianti stessi”.
I numero sembrano dargli ragione: secondo il rapporto Ispra del 2011 (la gestione Polverini ha varato un piano ma non è riuscita a quantificare esattamente la produzione di rifiuti su base regionale), rispetto alla quantità dei rifiuti che si riescono a trattare con una soglia di raccolta differenziata superiore al 30 per cento, sarebbe pari a 2 milioni e 300 mila tonnellate l’anno.
Ma oltre all’incredibile quantità di rifiuti che necessita di un trattamento, su Roma si sta per aprire una partita che ricorda da vicino Napoli: è l’emergenza “cdr”, cioé il derivato del trattamento una parte del quale attualmente viene inviato nei due unici impianti di San Vittore e Colleferro che da soli smaltiscono circa 300 mila tonnellate l’anno. Seguendo gli obiettivi del ministro, la produzione di combustibile da rifiuti dovrebbe raggiungere ben presto le potenzialità dei due impianti, mettendo Roma e la Regione di fronte ad un bivio: o interrare in discarica il cdr, oppure venderlo agli impianti italiani o stranieri che lo brucerebbero per produrre energia.
Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, la quantità di cdr accumulata nel tempo, obbigherebbe presto ad un costoso trasferimento all’estero. E così la Tarsu non basterebbe più da sola a coprire un ciclo dei rifiuti costosissimo.
