L’Aciglobal delocalizza il lavoro in Slovenia e Albania, e 40 famiglie resteranno senza stipendio. Ironia della sorte il primo maggio sarà il loro primo giorno da disoccupati. I lavoratori della ditta Omnibus lanciano il loro appello al Premier Renzi e al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Delrio pubblicando su facebook la loro foto di gruppo. Gli utenti italiani che chiederanno soccorso stradale si sentiranno rispondere nella maggior parte dei casi da operatori stranieri.
I quaranta lavoratori dell’azienda Omnibus del gruppo Worksys, appaltatrice di ACI Global per l’assistenza agli automobilisti in difficoltà, rischiano di perdere il posto di lavoro perché senza alcuna apparente ragione ACI Global ha deciso di togliere la commessa e di affidarla altrove. Un doppio danno per l’Italia.
Per delocalizzare all’estero, dove il costo del lavoro è minore, lo Stato italiano paga già dal 2013 i costi sociali della solidarietà dei dipendenti dell’Aciglobal di Roma e Milano e pagherà ora la disoccupazione, la “fame” e il non potere d’acquisto di altre 40 persone della ditta Omnibus. “Tutto questo perché l’Aciglobal, del gruppo Aci (ente pubblico e non economico), non rispetta la legge italiana – denunciano i lavoratori – Secondo la legge chi chiama un call center ha diritto di poter scegliere di parlare con un operatore sul suolo italiano. Questa scelta non è permessa dall’Aciglobal”,
“Provate a chiamare l’803116 vi risponderanno il più delle volte da Tirana o da Capodistria – continuano – Non avrete possibilità di scelta. Viene negato il diritto all’articolo 24 bis della legge 134 del 2012 “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell’occupazione delle attività svolte da call center”. Magari i 40 operatori della ditta Omnibus il posto di lavoro lo avrebbero perso comunque. Ma hanno la consapevolezza che se la legge fosse rispettata tanti loro colleghi dei call centre non perderebbero il lavoro.
