Luigi Dompè non esiste. Ma questo non lo potevano immaginare attori e produttori che si erano prestati a realizzare il progetto del sedicente fratello di Sergio, il presidente della Dompè Farmaceutici spa: un film formato da un cast prestigioso che comprendeva nomi come Jeremy Irons e Tony Servillo.

Tutto molto bello: c’era il titolo, “Non si può fermare il vento con le mani”, c’era Vittorio Storaro per le luci, Giovanni Allevi per la musica e Virginia Vianello per la scenografia. Tutto troppo bello, tale da rilevarsi una bufala. La procura di Roma farà chiarezza sulle responsabilità in questa vicenda dopo la denuncia presentata dall’avvocato Marcello Melandri per conto di Nicoletta Ercole, costumista nel mondo del cinema e dello spettacolo.
La professionista spiega di essere stata contattata lo scorso agosto da due uomini che già conosceva come esperti del settore in veste di organizzatori e produttori cinematografici. I due le parlano del film, le fanno leggere il copione e le illustrano il cast di attori e collaboratori. La donna accetta l’incarico e rivede i due nel giro di pochi giorni per concordare il budget per i costumi e fissare i compensi. A fine agosto un incontro in un ufficio sulla Nomentana, con il dottor Luigi Dompè: sono presenti venti persone, tutte la troupe, l’aiuto regista, più una ragazza che viene presentata dallo stesso produttore come la giovane protagonista del film. Poi viene data lettura del copione “sulla cui prima pagina – precisa la Ercole nella denuncia – appariva il logo della Dompè Farmaceutici”.
I disguidi iniziano quando Dompè avverte la costumista che Servillo non parteciperà più alla pellicola. La donna suggerisce, come sostituto, l’attore Massimo Ghini che il produttore incontra ai primi di settembre Lo stesso Dompè chiede e ottiene di incontrare anche l’attrice Valentina Cervi, amica della costumista, per affidarle un ruolo nel film. “Il 29 agosto Dompè mi chiede di far riservare una suite per Jeremy Irons presso un lussuoso albergo romano – denuncia la Ercole – vengo a scoprire che l’attore inglese non aveva in programma alcun viaggio in Italia e non era stato contattato per alcun film”.
I dubbi aumentano quando il 4 settembre la costumista viene contattata da un suo fornitore che gli comunica “che i dati della società produttrice del film e quelli dell’Iva erano inesistenti”. La frittata è fatta quando i due manager che per primi avevano contattato la costumista vengono invitati in banca per la definizione dei sospesi e la consegna degli assegni: i due apprendono dal direttore dell’istituto che Luigi Dompè non esiste. Questi non sarebbe altro che Gino Falcone, un aquilano-romano di 48 anni, noto truffatore più volte salito agli onori della cronaca.
