Era il grande progetto per Roma. Una città a misura di ciclista, col primo cittadino in testa grazie ai suoi 35 mila chilometri l’anno.
“Sedie e tavoli sulla sede della pista, furgoni parcheggiati in mezzo, scooter, auto, moto, secchi della spazzatura, cartoni e quant’altro potete vedere dalle foto (guardatele una per una), scattate in unico passaggio. Gli stand aperti dal lato della pista ciclabile che invitano le persone a passeggiarci sopra quando una pista ciclabile a norma del codice della strada è ad uso esclusivo dei ciclisti”. La denuncia viene da Biciroma, l’associazione che in città annovera il più alto numero di iscritti e di “militanti” in quello che è un vero e proprio partito delle due ruote. All’inizio ha accolto con entusiasmo l’arrivo del sindaco ciclista, poi ha preso le distanze, diventando la vera spina nel fianco del bluff della mobilità sostenibile.
Le immagini-denuncia di BiciRoma sono state scattate in quella che è la dorsale più importante della ciclabilità romana: i 36 chilometri di pista che permettono di collegare il ponte sul Tevere del Raccordo Anulare a sud con Ponte Milvio a nord, in uno scenario tra natura, storia e urbanizzazione.
Come accade ogni anno con l’Estate Romana, anche la gestione Marino ha sacrificato la pista ciclabile per far posto alle bancarelle e alle automobili che danneggiano il fondo della pista.
Conclude polemicamente la lobby dei ciclisti: “Marino e Zingaretti devono rispondere alle esigenze di sicurezza dei ciclisti romani invece, in base ai fatti, se ne disinteressano”. Un messaggio chiaro.
