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Commercio, ecco la nuova legge. Mini pronto soccorso nei maxistore

Commercio, ecco la nuova legge. Mini pronto soccorso nei maxistore
ESCLUSIVO. Affaritaliani.it pubblica in anteprima il nuovo testo Unico del Commercio che la Regione Lazio ha inviato alle associazioni di categoria per le osservazioni. Sotto i 400 metri quadrati i negozi diventano “esercizi di vicinato” con qualche agevolazione
Commercio, ecco la nuova legge. Mini pronto soccorso nei maxistore

di Claudio Roma

Era atteso da quasi vent’anni e forse doveva portare una vera rivoluzione nel commercio. Nella bozza elaborata dalla Regione Lazio del Testo Unico del Commercio, che affaritaliani.it pubblica in esclusiva, la rivoluzione è rinviata. Nonostante ciò il testo spedito dai tecnici di via Rosa Raimondi Garibaldi alle associazioni di categoria per le osservazioni, introduce una serie di novità importanti.
Intanto la tipologia degli esercizi commerciali che diventano tre: gli esercizi di vicinato, quelli di medie dimensioni e i maxi centri commerciali. Per i primi si aprono una serie di de-regolamentazioni come stimolo alla sopravvivenza dei negozi di quartiere con l’unica condizione legata alle dimensioni: al massimo 400 metri quadrati  commerciali.
Grande rivoluzione di civiltà, invece, per i centri commerciali. Chi supera i 15 mila metri quadrati di estensione dovrà mettere a disposizione dei clienti un presidio sanitario permanente. E dopo la tragedia dell’Ikea, costata la vita al piccolo Francesco di tre anni, a causa di un hot dog che l’ha soffocato, la decisione era nell’aria.
Ancora nel testo rilascia dalla Regione Lazio, c’è grande attenzione alle botteghe storiche, per le quali la legge prevede una serie di incentivi e di tutele. Intanto per avere il titolo e iscriversi nel registro l’esercizio dovrà avere più di 100 anni di attività documentata che potrebbero diventare 70 anni se la tipologia commerciale è la stessa dall’apertura. Infine, confermati gli orari del decreto sulle liberalizzazioni: i negozianti sono liberi di apre quando e come vogliono (e quindi anche di chiudere) purché gli orari non siano in contrasto con la tutela del lavoro ma anche con la sicurezza del territorio e i beni culturali.
La parola ora passa alle associazioni, poi il consueto e faticosissimo iter legislativo. Ah, tanto per cambiare ci sono un po’ di soldini per la formazione e il solito occhio di riguardo per camion bar e ambulanti.

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