di Marcello Aranci
Si è svolto Roma un incontro con i 15 giudici delle corti yemenite con giurisdizione su tematiche marittime e commerciali che hanno raccolto l’invito dell’Istituto Italiano di Navigazione con IDLO (International Development Law Organization) e del Ministero degli Affari Esteri nella splendida cornice della sala degli Arazzi della sede di Confitarma, l’Associazione di categoria degli armatori italiani.
Un incontro fortemente voluto dall’Istituto Italiano di Navigazione, un Ente di ricerca dedicato al tema della navigazione e che ha tra i suoi partner le migliori esperienze italiane sul tema del trasporto visto nella sua complessità: da quello aereo a quello terrestre e ovviamente quello marittimo. Lo spiega ad Affaritaliani.it Luca Sisto, Presidente dell’Istituto e responsabile delle Politiche dei Trasporti di Confitarma: “L’istituto anche attraverso iniziative come quella di oggi conferma la sua vocazione di diventare un punto di riferimento non solo a livello nazionale ma proprio per l’essenza della sua materia d’indagine, ovvero la navigazione, sempre più internazionale. Credo che la giornata di oggi possa rappresentare un motivo d’orgoglio per il nostro Paese, perché essere chiamati come propositori di strumenti legislativi di una nazione strategicamente importante come lo Yemen, è l’attestazione che gli addetti ai lavori in questi anni hanno lavorato in maniera esemplare guadagnando un credito a livello internazionale.”
Il tema del mare e per gli addetti ai lavori dello “shipping” è sconosciuto ai più ma in realtà è una voce importante del nostro PIL. L’Italia ha circa 7500 chilometri di costa ed è l’undicesima flotta mercantile più importante al mondo con oltre 1600 navi. Un risultato straordinario dovuto all’intero comparto che grazie ad una politica intelligente nei confronti degli “operatori del mare” ha visto il settore resistere alla crisi mondiale. Uno spicchio di economia che in Italia ha prodotto investimenti per oltre 16 miliardi di euro solo per la costruzione di navi nell’ultimo decennio, e che garantisce circa 73.000 posti di lavoro tra mari, porti e indotto.
“Ci hanno chiesto di accendere il faro del diritto italiano in tema di navigazione per lo Yemen e il bacino marittimo di quell’intera area – continua Luca Sisto – una sfida importante per governare le politiche marittime di quella zona, una regione vastissima che ha una importanza strategica non solo a livello militare ma soprattutto mercantile.”
Lo Yemen è la porta di transito obbligatoria tra l’Oceano Indiano attraverso Mar Arabico e il Mar Rosso. Il Golfo di Aden è un nervo scoperto per qualsiasi operatore marittimo, mentre gli episodi di pirateria nel mondo dal 2005 si sono raddoppiati, in quel fazzoletto di mare tra Somalia e Yemen si sono più che quintuplicati costringendo Governi ed Armatori ad intraprendere misure di sicurezza straordinarie, come l’ autorizzazione di personale armato a bordo.
“Pensare che si governino territori complessi solo con l’invio di personale armato è una semplificazione banale, riduttiva e sbrigativa – conclude Sisto – Per questo svolgiamo questo lavoro di partnership alla crescita culturale di quelle nazioni che ce ne faranno richiesta. Dall’altro lato oggi la situazione ha numeri così allarmanti che non possiamo permetterci il lusso di non proteggere in modo accurato le nostre navi. Non si tratta semplicemente di difendere gli interessi degli armatori ma di salvaguardare i diritti di milioni di cittadini che vedono sempre più beni nella loro vita provenire via mare.”
