Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Corsa alla riforma elettorale, Parlamento con il fiatone: lo scenario

Corsa alla riforma elettorale, Parlamento con il fiatone: lo scenario

Il governo accelera per portare in aula la Riforma della legge elettorale prima della pausa estiva ma la scelta può rivelarsi un boomerang

Corsa alla riforma elettorale, Parlamento con il fiatone: lo scenario
Aula parlamento italiano

La corsa alla nuova legge elettorale entra nel vivo e promette scintille: clima caldissimo e non solo, perché la maggioranza conta di portarlo sui banchi dell’Aula entro il 7 luglio per chiudere la partita, trasferendo il testo al Senato, prima della pausa estiva. Lo “Stabilicum” o Melonellum (dipende dai punti di vista a destra, al centro o a sinistra dell’emiciclo) rischia di diventare uno dei terreni di scontro politico più duri dell’anno. Il nuovo impianto modifica profondamente l’attuale sistema di voto, reggendosi su quattro pilastri: spariscono i collegi uninominali; il premio di maggioranza è di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, se la colazione supera il 42%; sbarramento al 3% per le forze minoritarie; sulla scheda elettorale appare l’indicazione del candidato premier.

Perché la riforma divide: le strategie di maggioranza e opposizione

A far discutere è il premio di maggioranza che, secondo le opposizioni, consentendo di accaparrarsi il 55% dei seggi, non rispetta le intenzioni di voto. Il centrosinistra con ogni probabilità può ricorrere all’ostruzionismo indiscriminato, scegliendo di rendere il percorso più lungo e accidentato possibile. Come? Presentando centinaia di emendamenti soppressivi. Idea che potrebbe accorciare i tempi. Il governo dal canto suo, può ricorrere alla fiducia, prendendosi un piccolo rischio: sulle introduzioni delle preferenze, ci sono sensibilità diverse anche all’interno della maggioranza. Lega e Forza Italia continuano a mostrare forti perplessità, rendendo il tema delle votazioni (specie quelle, se ci saranno, a scrutinio segreto) uno dei principali punti di frizione nella maggioranza. Occhio ai franchi tiratori: la storia della Repubblica racconta diversi precedenti di governi impallinati.

La riforma che potrebbe aiutare il centrosinistra (ma non lo farà)

Al netto delle strategie, la riforma è concepita per rafforzare la governabilità e porre fine ai governi “ballerini” che hanno caratterizzato le esperienze antecedenti al Meloni. Un premio di maggioranza così generoso, potrebbe paradossalmente anche favorire il centrosinistra, ma non lo farà. La parola chiave è frammentazione. Il centrodestra ha in Giorgia Meloni un candidato naturale, al netto delle potenziali difficoltà nel raggiungere il 42%. La sinistra deve ancora indicare un candidato premier condiviso e un programma comune. La sensazione è che non sia neanche a metà del guado, dove potrebbe impantanarsi quando uno fra Elly Schlein e Giuseppe Conte dovrà cedere il passo all’altro e reggere la corda.

Varie ed eventuali variabili: Vannacci, Renzi e Calenda

Occhio, infine, alle variabili, schegge impazzite che potrebbero conficcarsi nel fianco del centro destra o del Campo Largo e deflagrare. A destra, molto a destra, c’è Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci sta scalando l’indice di gradimento e di questo passo potrebbe presentarsi al voto come secondo, in ordine di preferenze, della coalizione del centro destra. Ammesso che voglia farne parte. Senza il Generale, il rischio di non arrivare al 42% c’è. Con il suo ingresso, c’è la possibilità di perdere l’elettorato moderato e di accentuare le tensioni. Il rapporto fra il Generale e Forza Italia è teso almeno quanto quello con la Lega. Gli effetti della riforma potrebbero riflettersi anche nell’area centrista. Le nuove regole sulla raccolta firme spingerebbero infatti alcune forze moderate verso aggregazioni più ampie (Progetto Civico Italia + Europa) per superare il 3%, entrare in Montecitorio e poi vedere l’effetto che fa. Anche Carlo Calenda ha un ruolo strategico: Azione deve scegliere da che parte stare e con un 3-4% sposta parecchio. Esattamente come Matteo Renzi: sarà un polo riformista oppure ridisegneranno gli equilibri all’interno del campo largo?