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Così la Regione uccide il lavoro. Ricorsi e denunce, impresa ko

IL CASO. La storia della Chea: due anni per ampliare un laboratorio d’analisi privato e un contenzioso infinito con La Regione Lazio che si oppone a Tar e Consiglio di Stato. E l’odissea non è finita

di Fabio Carosi

E’ una denuncia ma prima ancora un grido d’aiuto di un’imprenditrice che vorrebbe lavorare e fare occupazione. Invece, deve attendere i tempi odiosi della burocrazia regionale e sostenere un contenzioso inutile e costoso che si è tradotto in due anni di attesa per ampliare un laboratorio d’analisi non convenzionato e che quindi che non pesa sulla spesa sanitaria.
La storia che affaritaliani.it racconta è quella della società Chea. Nell’aprile 2012 invia alla Direzione regionale salute e integrazione socio sanitaria una richiesta di autorizzazione all’ampliamento e alla trasformazione di un ambulatorio d’analisi in un poliambulatorio. La Regione Lazio risponde a luglio, quindi ben 4 mesi dopo, con un singolare “parere non favorevole”. Il gruppo a cui fa riferimento la Chea è l’Artemisia Lab di Maria Stella Giorlandino che a Roma opera da anni con una serie di strutture private considerate un’eccellenza della sanità romana. Così la Chea viene trascinata nel meraviglioso mondo della giustizia amministrativa e costretta a ricorrere al Tar. Chi governa alla Regione è Renata Polverini.
Siamo nel marzo 2013 e i giudici danno ragione alla Chea, ordinando “l’esecuzione della sentenza” che la società fa immediatamente notificare alla Regione e alla Asl RMC competente per territorio. Nel frattempo siamo arrivati a maggio e la Regione tace ma da marzo è governata da Nicola Zingaretti in qualità di commissario straordinario e dotato di una “speciale cabina di regia” affidata ad Alessio D’Amato.  Nulla però è cambiato. Così il 18 giugno la Chea deposita una “formale diffida e messa in mora” per il rilascio del provvedimento di autorizzazione. Non paghi di aver allungato i tempi, i tecnici-scienziati regionali decidono di ricorrere al Consiglio di Stato che però l’8 aprile del 2013 ha respinto il ricorso della Regione, ordinando l’immediata esecuzione della sentenza. Per ben due volte i giudici amministrativi hanno scritto nero su bianco che il provato è in regola e che può lavorare. Un burocrate dotato di neuroni efficienti si sarebbe arresto, invece alla Regine decidono che la Chea non può e non deve lavorare e sfidano Tar e Consiglio di Stato. Mentre Roma è al mare, il 12 agosto alla società arriva una lettera con la quale si “preavvisa del rigetto dell’istanza di autorizzazione”: Insomma, quello che hanno deciso i giudici non vale niente e quindi si va avanti a oltranza nel contenzioso. E’ un mistero sul quale bisognerebbe indagare.
Nonostante sia agosto pieno, entro 10 giorni la società replica alla Regione con una lettera di contestazione e di diffida, avvisando che il passo successivo sarebbe stata denuncia all’autorità giudiziaria con relativa richiesta danni, accusando i dirigenti regionali di “comportamento illegittimo”. Dalla sequenza degli atti, appare evidente che si tratta di un comportamento quasi persecutorio. Partita chiusa? Neanche per sogno perché passano pochi giorni (è il 20 settembre) e alla società arriva un “diniego all’istanza”. Di nuovo al Tar, nuovi avvocati, nuove spese e posti di lavoro ancora al palo. Ad oggi, giugno 2014 la Chea è in attesa di depositare l’istanza per fissare l’udienza nella quale si discuterà l’istanza di sospensiva e il giudizio di ottemperanza.
Da notare che la struttura da autorizzare è un poliambulatorio interamente privato che svolge un servizio sociale a favore della popolazione di prossimità senza alcun aggravio per i conti pubblici; non sono state assunte circa 20 tra dipendenti diretti e personale medico scientifico in collaborazione e a conti fatti il porvto che ha investito in tre anni di contenbzioso ha avuto mancato incassi per 1,5 milioni di euro. Senza contare il dano erariale per il mancato versamento dei contributi ai dipendenti.
Il presidente commissario Zingaretti, eletto con lo slogan “Semplificazione” e il “regista” della sanità regionale, sono pregati di dare una risposta su tutta la vicenda. Affaritaliani.it pubblicherà integralmente la risposta. Per ora l’odissea di un imprenditore si commenta da sola.

IL DOCUMENTO DELLA REGIONE LAZIO CHE PREANNUNCIA UN NUOVO CONTENZIOSO