Un video imbarazza il direttore generale dei trasporti laziali. Le opposizioni invocano le dimissioni, lui si difende: «Era una provocazione»
A Roma il trasporto pubblico cambia colore. Ma stavolta non c’entrano le carrozzerie degli autobus: sotto accusa finisce una mano di vernice, quella che un dipendente potrebbe dare alle pareti di casa utilizzando due giorni di malattia. A evocare questa singolare possibilità è Enrico Dolfi, direttore generale di Cotral, protagonista di un filmato che sta creando più problemi politici di un treno soppresso nell’ora di punta.
Due giorni di malattia e la cameretta torna nuova
L’esempio scelto da Dolfi riguarda un lavoratore che abbia terminato le ferie e desideri imbiancare la stanza del figlio. Una circostanza che, secondo le parole registrate, non rappresenterebbe un problema insormontabile. A preoccupare maggiormente il manager sarebbero invece le assenze comunicate all’ultimo momento, magari trenta minuti prima dell’inizio del servizio. Una distinzione quantomeno originale, considerando che le malattie, a differenza delle ferie, raramente rispettano una programmazione aziendale.
La vicenda assume contorni ancora più delicati alla luce dei dati Cotral: nel terzo trimestre 2026 il tasso di assenza raggiunge il 23,8% tra i controllori, mentre tra i conducenti si attesta al 10,8%. Numeri riferiti a categorie differenti, ma sufficienti a riaccendere il dibattito sull’organizzazione del servizio.
Il Pd pretende le dimissioni, Zangrillo prende le distanze
Sul piano politico la reazione è immediata. Andrea Casu, deputato del Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, chiama in causa Giorgia Meloni e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, chiedendo l’uscita di scena del direttore generale, nominato nel febbraio 2025 e considerato vicino a Fratelli d’Italia.
La polemica arriva anche al Governo. Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo giudica inaccettabile l’episodio e invita Dolfi a scusarsi, pur considerando le dimissioni una scelta personale.
Dolfi si difende: una battuta interpretata male
Il diretto interessato respinge l’interpretazione delle proprie parole. Sostiene di aver utilizzato un esempio paradossale per richiamare i dipendenti alla correttezza, non per incoraggiare comportamenti irregolari. Si scusa per l’ambiguità e ribadisce che contrastare l’assenteismo resta un obiettivo fondamentale della sua gestione. Resta però una questione difficile da liquidare come semplice equivoco: chi dirige un’azienda finanziata con risorse pubbliche deve saper distinguere tra comprensione delle esigenze dei lavoratori e rispetto delle regole.
Perché la malattia è un diritto, non un permesso per il fai-da-te. E a Roma, tra autobus e treni, i pendolari preferirebbero vedere aumentare le corse piuttosto che le mani di bianco…
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