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Crack Servizi Ambientali. Ora giustizia ed etica

Ma lo sa il sindaco Ignazio Marino cosa è accaduto venerdì scorso. In attesa che l’Ama alla quale ha tagliato la testa con un blitz autunnale trasmetta il report al Comune, socio proprietario di quel caos che regna in via Calderon de la Barca, ci pregiamo inviarle alcune considerazioni tecniche che potranno aiutarla nella comprensione del fallimento di una società del Comune da lei amministrato.
In via di scioglimento ormai da diversi anni, la Servizi Ambientali non è stata ammessa al concordato con i creditori. Il Tribunale fallimentare di Roma ha fatto giustizia perché è inammissibile che una controllata pubblica, sistemi i suoi conti con le banche e poi trascini i fornitori verso transazioni al ribasso. Esatto, per diretta ammissione di Ama Spa, nel fallimento non sono coinvolti istituti di credito ma società di servizi che hanno venduto ad Ama bulloni, gasolio, carta e quant’altro serve ad una macchina teoricamente per accendersi.
Sono loro le vittime di una vicenda che merita grande attenzione, perché chi ha deciso di “concordare” sui debiti è un manager senza etica. Ha riversato di fatto su quelle piccole e medie imprese di cui la politica si riempie la bocca l’inefficienza gestionale, giocando proprio sulla loro pelle. “Dovete avere 100, ma noi siamo senza soldi, quindi vi offriamo 40. Prendere o lasciare”. La tentazione che ha preso i manager che hanno giocato a “concordare” si chiama ricatto. Ed è ciò che uccide l’economia.
Bene, ora le azioni etiche. Prendere tutti i libri contabili della Servizi Ambientali, formare un comitato di esperti aperto ai cittadini (i veri proprietari della Comune di Roma Capitale spa) e scoprire chi, come e dove ha sbagliato. Vogliamo sapere dove sono finiti i contratti che la Servizi Ambientali aveva in essere e chi ha deciso di aprire al concordato. Vogliamo sapere perché la notizia è stata taciuta dalla società e vorremmo anche che il primo cittadino prendesse l’impegno pubblico di saldare una ad una tutte le fatture che la Servizi Ambientali non ha pagato, interessi compresi. Che insomma garantisse per il Comune.
E vorremmo anche che l’Ama dei romani rinunciasse al ricorso, evitando così ulteriori spese legali da investire invece in eventuali denunce per illeciti o distrazioni di denaro pubblico.
Ecco, questa sì che sarebbe trasparenza e onestà. Niente più proclami: fatti. A partire dai debiti contratti dalla società. C’è chi dice 3, chi 400 mila euro. Soldi di chi ha lavorato.

Fabio Carosi